Gabriele Sandri, la mattina dell’11 Novembre 2007, dopo aver suonato al Piper Club di Roma, si metteva in viaggio per seguire la “sua” Lazio a Milano, a bordo di una autovettura guidata da un amico.
Questo viaggio però veniva interrotto in un autogrill nei pressi di Arezzo dal gesto folle di un agente della Polstrada, che esplodeva un colpo di pistola dalla parte opposta della carreggiata, colpendo la macchina dove era a bordo Gabriele.
Il proiettile, purtroppo raggiungeva Gabriele al collo togliendogli la vita alle ore 9.18 !
Nell’immediatezza dell’evento gli organi istituzionali non hanno voluto assumersi le proprie responsabilità, comportamento culminato nella conferenza stampa del Questore di Arezzo che ha vietato ai giornalisti presenti di fare domande sull’accaduto.
Intanto, la notizia della morte di Gabriele si diffondeva rapidamente in tutta Italia suscitando le reazioni dei tifosi di calcio, i quali auspicavano che il Campionato Nazionale venisse interrotto per rispetto del giovane ragazzo ucciso.
Gli organi d’informazione, da parte loro, rivolgevano prevalentemente la propria attenzione sugli episodi di violenza scaturiti a Roma e Bergamo dopo l’omicidio,facendo passare in secondo piano l’uccisione assurda e gravissima di Gabriele.
Attualmente "tutti" si trovano al proprio posto: il Questore di Arezzo, che ha sostenuto la tesi dei colpi sparati in aria, l’assassino di Gabriele per il quale non sono state ravvisate esigenze cautelari. Solo il nostro angelo ci ha lasciato per volare in paradiso!
Giorgio Sandri ospite a Bergamo nella Festa della Dea
Scritto da Claudio
Giovedì 01 Luglio 2010 15:52
Sabato 10 Luglio 2010 Giorgio Sandri sarà ospite a Bergamo nella Festa della Dea, la tradizionale kermesse estiva dei tifosi dell'Atalanta. L'incontro sarà un dibattito per parlare della vicenda relativa al delitto del povero Gabriele.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 29 Luglio 2010 11:10 )
Quattro volti e una domanda: "Il prossimo?"
Scritto da Claudio
Mercoledì 16 Giugno 2010 17:40
Campeggia da qualche giorno sui muri di alcuni quartieri. Un manifesto che mette insieme i volti di Carlo Giuliani,Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri e Stefano Cucchi. Quattro ragazzi che hanno perso la vita in episodi che hanno visto coinvolti rappresentanti delle forze dell'ordine. Giuliani ucciso da un colpo di pistola durante il G8 a Genova, Aldrovandi picchiato da quattro agenti di polizia a Ferrara, Sandri stroncato da un proiettile sparato da un agente in autostrada e Cucchi morto in ospedale dopo l'arresto e il trasferimento in carcere. Pare essere questo, dunque, il filo conduttore che unisce i quattro volti. E che trova la sintesi in quel profilo nero che campeggia al centro del manifesto e in quella scritta, inquietante, "il prossimo potresti essere tu".
APPELLO A FIRENZE IL 1° DICEMBRE 2010
Scritto da Claudio
Mercoledì 02 Giugno 2010 17:51
Giorgio Sandri, il padre del dj morto sull'autostrada, polemico con la decisione dei magistrati di fissare solo a dicembre il dibattimento in corte d'Appello
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"Incredibile" è passato più di "un anno e mezzo da quella vergognosa sentenza di primo grado" e "il prossimo 11 novembre saranno tre anni che quell'individuo ha ammazzato mio figlio. E ancora stiamo aspettando giustizia".
Usa parole dure il padre di Gabriele Sandri, Giorgio, in merito alla fissazione della data per il processo d'appello - il primo dicembre - per Luigi Spaccarotella, il poliziotto condannato in primo grado a sei anni per omicidio colposo per l'uccisione di Gabriele Sandri.
"Erano mesi che stavamo aspettando - spiega Giorgio Sandri - Il tribunale di Arezzo ha perso troppo tempo per trasmettere gli atti a Firenze, eppure si trattava di certificare e bollare pochi fogli per passarli a pochi chilometri di distanza".
Per Giorgio Sandri, il verdetto di Arezzo non ha condannato Spaccarotella, "ma lo ha soltanto graziato. La nostra famiglia è stata distrutta" e l'agente "non s'è fatto neanche un giorno di galera". "Basta a parlare di polizia e poliziotto - aggiunge Sandri - Spaccarotella va giudicato come un singolo individuo. La categoria degli agenti non c'entra niente".
Nell'annunciare iniziative per tenere viva l'attenzione, Giorgio Sandri conclude spiegando di "confidare nella magistratura" e di augurarsi "che la corte d'Appello riesca a giudicare Spaccarotella per il reato commesso, condannandolo per l'omicidio volontario di cui s'è macchiato"
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 02 Giugno 2010 17:53 )
SANDRI, GUGLIOTTA E DUE POLIZIOTTI
Scritto da Claudio
Mercoledì 19 Maggio 2010 11:17
SANDRI, GUGLIOTTA E DUE POLIZIOTTI
UN VIDEO-FONINO ACCESO E LE TELECAMERE SPENTE
Le convergenze parallele di due casi di cronaca senza tifo e pallone
di Maurizio Martucci
A due anni e mezzo di distanza.
Metti due tifosi della Lazio in due contesti diversi, dove il calcio non c’entra affatto.Uno di 26 anni a bordo di un'auto, con gli amici in viaggio sull'Autostrada del Sole per Inter-Lazio di Serie A. L'altro di 25 anni in sella ad un motorino nei pressi dell'Olimpico dopo Roma-Inter di Coppa Italia, diretto ad una festa di amici. E metti che sulle loro strade si piazzano due agenti della Polizia di Stato, in divisa d'ordinanza, protagonisti di due atti scelleratamente arbitrari. Metti che il primo ragazzo si chiama(va) Gabriele Sandri e che quella mattina dell'11 Novembre 2007 ci ha rimesso la vita. Metti che il secondo ragazzo ha ancora la fortuna di chiamarsi Stefano Gugliotta, pure dopo la sera del 5 Maggio 2010. Due casi simili. Due storie maledettamente attuali, distanti nella dinamica e nell'epilogo finale, ma tristemente di dominio pubblico e d'interesse popolare. Gabriele venne ucciso senza un perché, colpito mortalmente da un colpo di pistola sparato da una parte all'altra della carreggiata autostradale, alla luce del sole. Stefano ha avuto salva la vita anche se gli è stata rovinata in quella notte da incubo che lui vorrebbe dimenticare. Entrambi figli di Roma, entrambi con mamma e papà a casa ad aspettarli, entrambi vittime del sistema. O quanto meno di un abuso ora al vaglio degli inquirenti, come per il reato di lesioni volontarie con l'aggravante del ruolo di pubblico ufficiale per cui è indagato il poliziotto di Viale Pinturicchio. O addirittura di un delitto, come per l'omicidio colposo con colpa cosciente con cui in primo grado (derubricandone il dolo della volontarietà) è stato condannato a 6 anni l'agente di Badia Al Pino. Purtroppo il povero Gabbo ora riposa al cimitero: “Attendiamo giustizia giusta. Non è tollerabile che un poliziotto uccida un cittadino invece di difenderlo. L'assassino di mio figlio deve essere giudicato per il reato commesso, senza sconti, senza alibi”, dice il papà Giorgio che non si da pace. Rimettendoci un dente e ammaccature varie, Stefano ha invece trascorso sette interminabili giorni in una cella d’isolamento a Regina Coeli, tentando uno sciopero della fame, coi genitori in ansia ad aspettarlo fuori dal carcere: “Mi picchiavano mentre spiegavo - ripete Gugliotta – Mi hanno colpito a bocca aperta, mentre dicevo che non c'entravo nulla. Adesso aspetto giustizia”.
Informazione e depistaggi.
Gabriele Sandri non potrà mai raccontare la sua versione ma per il trionfo della verità si ritrovarono in tribunale cinque testimoni super partes, tutti stessa ricostruzione: “L'agente impugnò l'arma con entrambe le braccia e poi sparò. Come ad un poligono di tiro”. Stefano Gugliotta ha incontrato la bontà di un cittadino che, udendo grida e trambusto dal balcone, si è affacciato dalla finestra video-fonino in mano, registrando l'aggressione. Nel primo caso la Corte d’Assise di Arezzo ha ritenuto i testi poco attendibili ed a tutt'oggi l'omicida non ha scontato nemmeno un giorno di galera, in attesa dell'appello e (se necessario) pure della cassazione. Nel secondo caso pubblico ministero e sostituto procuratore di Roma hanno valutato probanti le immagini amatoriali per liberare un innocente (indagato comunque per resistenza a pubblico ufficiale). Per la storia di Gabbo, più che del delitto, su Rai 2 Annozero parlò di ultrà e di violenza nel calcio, di un Daspo (mai avuto), dei sassi in tasca e del tasso alcolico rinvenutogli nel sangue dopo una notte in discoteca. Per 'Guglia' c’è stato il video di Rai 3 su Chi l’ha visto?, seguito mediaticamente dal teorema delle scorribande ultrà e degli scontri con la Polizia (cui non aveva partecipato), dello status da pregiudicato e di un’alterazione psico-fisica da stupefacenti. Cioè? E allora? Se la sono cercata? Erano dei nulla dei buono, quindi se la sono meritata? E invece i poliziotti? La loro condotta? Potevano fare quello che hanno fatto? Ma chi sono? Niente, nessuna informazione. Silenzio, tanto, assordante. Il vissuto di Luigi Spaccarotella resta ancora oggi un mistero, ignorato dai reporter più esigenti che della vita privata della vittima ne fecero persino un diario di bordo a puntate, come ad invertire arbitrariamente il ruolo col carnefice. Così come ci è sconosciuta l'identità del poliziotto che ha picchiato e poi arrestato Stefano, quella sera coperto da un fazzoletto in volto e dal fatto che in Italia gli agenti in servizio non sono identificabili da alcun codice né da un alfanumerico identificativo sulla divisa (indice di trasparenza e di democrazia avanzata).
Politica e Polizia.
Per l’omicidio dell’A1 si indignò il Capo dello Stato Napolitano e quello della Polizia Manganelli: “Sandri non era un eversivo”. Ma quando da Biella il Questore Poma disse che “Spaccarotella non doveva nemmeno sfoderare l’arma dalla fondina”, la segreteria piemontese della 'Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia' insorse a difesa della categoria. Un po’ come tuonarono il sindacato del 'Movimento per la sicurezza' e il 'Consap' per difendere la Polizia da attacchi gratuiti e strumentali: “L’episodio di Viale Pinturicchio è una devianza operativa gravissima, ma bisogna avere il coraggio di dire che il 99,9% dei poliziotti è mal pagati e mal equipaggiati”. Ma il punto specifico è proprio quello 0,1% periodico che non si può sottovalutare né sminuire. “Mele marce”, si dice in gergo. Ma quante sono? Elio Vito, Ministro per i Rapporti con Parlamento, ha annunciato che “in caso di responsabilità penali di uno o più agenti” il Ministero degli Interni si costituirà parte civile in un ipotetico giudizio pro-Gugliotta. Per il processo d’appello Spaccarotella, oltre la pubblica accusa e la famiglia Sandri, c’è la Procura Generale della Toscana e nulla più. Basterà per fare giustizia senza video-fonino? E pensare nell'autogrill della morte c'erano le telecamere a circuito chiuso. Quel giorno però, cosa strana, non ripresero nulla perché fuori uso. Almeno così ci dissero, senza farci vedere niente...
Maurizio Martucci
(articolo tratto dal quotidiano LIBERAL del 20 Maggio 2010)
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 21 Maggio 2010 15:12 )
COMUNICATO STAMPA
Scritto da Claudio
Sabato 01 Maggio 2010 15:03
“E' la partita di Gabriele: sarò all'Olimpico per abbracciare tifosi laziali e interisti”
Giorgio Sandri assisterà alla gara. E critica l'ultima intervista di Spaccarotella:
“Mente spudoratamente! E non chiamiamolo più poliziotto”
Il volto Gabbo sul maxi-schermo dello stadio dove si canterà la sua nuova canzone
Avrebbe voluto vedere Inter-Lazio ma sono passati quasi 2 anni e mezzo da quando Gabriele Sandri uscì di casa per non far più ritorno, colpa una pallottola omicida. Era l'11 Novembre 2007 e da allora, quando si incontrano nerazzurri e biancocelesti, i tifosi fanno di Lazio-Inter la sua partita.
“Ho avuto l'abbonamento all'Olimpico per circa 30 anni e per seguire la Lazio ho fatto anche diverse trasferte. Ma da quella maledetta domenica del 2007 vado allo stadio solo per ricordare mio figlio, andando tra i suoi amici” - afferma Giorgio Sandri - “Domenica sera assisterò a Lazio-Inter che ormai è diventata la partita di Gabriele. Saluterò i tifosi dell'Inter che recentemente mi hanno ospitato a Milano nella curva di San Siro, dove gli dedicarono una splendida scenografia. E ovviamente saluterò anche i tifosi laziali che sotto al tabellone luminoso espongono lo striscione Curva Nord Gabriele Sandri e in Tevere portano la scritta Gabriele sempre nei nostri cuori!”
Giorgio Sandri prima della partita ringrazierà la gente interista del settore ospiti, mentre nell'intervallo abbraccerà idealmente tutto il popolo laziale fermandosi a ridosso della Curva Nord. Con lui ci sarà pure lo scrittore Maurizio Martucci, esperto di comunicazione e autore del libro inchiesta sul delitto di Gabbo, che ha voluto commentare così le dichiarazioni rilasciate domenica a Rete 4 nella trasmissione Quarto Grado dall'agente Luigi Spaccarotella: “L'omicida di Gabriele ha fornito la sua sesta versione dei fatti, dicendo di aver estratto la pistola mentre correva solo per evitare che cadendogli in terra avrebbe dovuto risarcire il Ministero dell'Interno – dice Martucci – Queste sue affermazioni, rinnovate di volta in volta nei contenuti e contraddittorie tra loro, hanno lo scopo di disorientare e confondere l'opinione pubblica. E' come una destabilizzazione isterica volta a stabilizzare il caos, sostituendo la realtà reale di Badia Al Pino con una realtà mediatica incomprensibile e fumosa. E' un'operazione di informazione degenerativa.”
“L'ultima intervista di quell'individuo – prosegue Giorgio Sandri – è stato un concentrato di menzogne. Mente spudoratamente! Neanche lo chiamerei più poliziotto, perché ora è sospeso dal servizio e poi i primi ad indignarsi per quello che ha fatto e per quello che ancora continua a ripetere sono proprio gli onesti agenti di Polizia, quelli che operano nel rispetto delle regole. Per difendersi in processo sostenne la tesi di di una patologia di cui sarebbe affetto, cioè un'asma bronchiale, legandola alla causa per cui sparò da una parte all'altra dell'autostrada. E invece... avete sentito? Ogni volta che si lascia intervistare non tossisce. Lo fece ripetutamente solo in aula ad Arezzo davanti ai giudici. Altro che asma! Sta prendendo in giro tutti in modo ridicolo. Tutto ciò è vergognoso. Sta giocando sulla pelle delle persone, perché il mio Gabriele non c'è più e sua madre entra ed esce dalle cliniche per curarsi una preoccupante depressione...”
Lazio-Inter è la partita di Gabbo: domenica sera sul maxi-schermo dello Stadio Olimpico comparirà il suo volto, mentre dagli altoparlanti suoneranno le note della canzone scritta per ricordare il giovane Dj romano. Nata dalle parole di una lettera scritta da sua mamma Daniela, il brano è interpretato dal gruppo musicale torinese degli Statuto e fa parte dell'ultimo album “E' già domenica”. I proventi della canzone andranno alla costituenda Fondazione Gabriele Sandri.
www.gabrielesandri.it
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 06 Maggio 2010 11:52 )
Giorgio Sandri: "Spaccarotella quante bugie..Basta violenza negli stadi"
Scritto da Claudio
Mercoledì 28 Aprile 2010 11:39
Giorgio Sandri, padre di Gabbo, è intervenuto alla trasmissione “Noi Biancocelesti”, in onda sulle frequenze di Radio Erre 2, in merito alle ultime dichiarazioni in una trasmissione televisiva dell’agente Luigi Spaccarotella: “Credo che la mia pazienza sia scaduta perché sentire questo individuo dire ogni volta cose diverse da quelle precedenti da due anni circa per me è diventato quasi insopportabile; questo individuo vuole passare un po’ per stupido, ma per me non è stupido è furbo, si è messo lì davanti alla telecamera oscurata con questo braccialetto tra le mani, i santini, a dire che paga le bollette, ha due bambini, una famiglia..anche Gabriele poteva avere tutto questo ma non gli è stato permesso.. Non è possibile accostare la parola agente di polizia a questo individuo. Io aspetto con tranquillità il processo d’appello che si terrà in autunno e ho fiducia, perché stiamo parlando di un individuo che ha estratto una pistola che non doveva estrarre e quello che ha fatto l’hanno visto cinque testimoni tutti attendibili e diversi tra loro e questo ancora racconta balle, è vomitevole perché non c’è rispetto, non c’è pentimento, non c’è anima..Io mi auguro che la giustizia faccia il suo cammino.”
È intervenuto anche l’addetto stampa della famiglia Sandri, Maurizio Martucci, spiegando quale sia la strategia mediatica attraverso la quale Spaccarotella cerca di ricostruire la propria immagine, raccontando una realtà ben diversa dalla verità: “ Il suo scopo è di confondere le idee all’opinione pubblica cambiando sempre la sua versione dei fatti, cercando di impietosirli con le immagini dei santi. Nella trasmissione in cui è stato invitato bisognava scavare più a fondo nella sua vita privata e mostrare le dichiarazioni in cui minacciava di morte l’ex marito della sua attuale moglie..lì si vede chi è il vero Spaccarotella”
Parlando del perdono mai ricevuto dalla famiglia di Gabbo, nonostante le numerose occasioni presentatesi, Giorgio Sandri aggiunge: “ Era ancora più semplice alzare il telefono e parlare con Daniela,la madre di Gabriele, che è quella che più soffre, la più colpita, ma questo non l’ha mai fatto. È inqualificabile questo personaggio, mi auguro che quanto prima si faccia giustizia e io non ne senta mai più parlare”
E a proposito di quante possibilità ci siano che nell’appello, ormai slittato a dopo l’estate, sia fatta veramente giustizia, e che il giudizio non sia condizionato da interventi mediatici, Maurizio Martucci interviene: “ Io credo che la magistratura debba essere scevra da ogni condizionamento mediatico. A livello di documentazione c’è l’ampia possibilità di ribaltare la sentenza nell’appello dal Tribunale di Firenze”
Franco Capodaglio pone poi una domanda delicata al padre di Gabriele, chiedendogli cosa prova ogni volta che vengono riproposte immagini e ricostruzioni di quel tragico giorno: “ La ferita è apertissima, ogni volta provo tanta amarezza e tanta rabbia perché è tutto falso..quella finta baruffa che si svolse nell’autogrill con ragazzi che si picchiavano..non è vero niente! Al Tribunale di Arezzo è emerso chiaramente che non ci fu contatto fisico. Sembra quasi un modo per farlo passare da vittima e non è giusto perché è stato ucciso un ragazzo di 26 anni che doveva crescere, doveva farsi una famiglia, fare dei figli e vedere i genitori invecchiare. Tante famiglie come noi vivono lutti di figli con gli assassini liberi e questo non può esistere in un paese civile come l’Italia”
Si parla poi del caso Raciti e del fatto che in quell’episodio siano state emesse rapidamente delle sentenze e delle condanne anche molto dure, benché il caso rimanga ancora molto dubbio su diversi aspetti; a rispondere è Maurizio Martucci: “ Il problema è che dall’11 novembre 2007 sembra che sia stato messo sul banco degli imputati non il singolo ma l’intera categoria della pubblica sicurezza e assolutamente così non è. Ciò che ha cercato di fare la famiglia Sandri, anche attraverso il libro, è spogliare la situazione da futili equivoci. La famiglia di Gabriele deve sapere comunque che accanto al loro dolore c’è una vera e propria mobilitazione popolare dal Nord al Sud, attendiamo tutti giustizia e credo sia un bel messaggio di speranza”
Per quanto riguarda la fondazione in nome di Gabriele, Giorgio Sandri afferma: “ La fondazione finalmente prenderà corpo l’11 maggio dopo una lunga burocrazia, per ricordare Gabriele e per stare vicino a tanti giovani vittime di violenza. Vorrei ringraziare gli “Statuto” per la bellissima canzone dedicata a Gabriele.. i proventi saranno tutti devoluti per la fondazione”
In chiusura un appello di Giorgio Sandri contro la violenza che sta tornando a scatenarsi negli stadi e fuori da essi, come è accaduto nel derby capitolino, nonostante negli ultimi anni la morte di Gabriele sembrava avesse unito gli ultras di ogni tifoseria: “ Credo che il calcio sia solo un pretesto per quelle 200 persone che creano violenza rispetto alle 60mila che vanno allo stadio solo per vedere la partita. A questi ragazzi voglio dire che l’importanza della vita e il rispetto altrui va al di là di qualsiasi colore, debbono preservare il loro futuro perché comportandosi così nulla di buono gli può arrivare anzi la pagherebbero anche amaramente e non ne vale la pena.. i valori sono altri e non ci si può azzuffare per una partita di calcio. Vi prego ragazzi torniamo ad essere tutti più sereni tifando la propria squadra con amore, con sentimento, con lealtà.”
Gli Statuto per Gabriele
Scritto da Claudio
Lunedì 26 Aprile 2010 16:59
E' uscito ieri il nuovo album del gruppo ska italiano degli Statuto, intitolato 'E' già domenica' . Da sempre vicini alle vicende calcistiche del Toro ma anche al mondo degli ultras in generale, i ragazzi piemontesi hanno dedicato la canzone più importante del loro album a Gabriele Sandri.
Così spiega il cantante Oscar Giammarinaro sul sito web ufficiale della band: 'La lettera della mamma di Gabriele fu veramente toccante, e mi ha ispirato e motivato a scrivere il testo di questa canzone, dove non vengono espressi sentimenti di vendetta, rancore o rabbia ma un infinito dolore, quello di una madre che perde un figlio in modo veramente assurdo e inaccettabile. Per correttezza, abbiamo fatto ascoltare il brano prima di chiunque altro alla famiglia Sandri e si sono detti commossi e orgogliosi.
Tutti i diritti d'autore del testo di questa canzone saranno devoluti in beneficenza all'Associazione Gabriele Sandri'.
Ultimo aggiornamento ( Martedì 11 Maggio 2010 11:33 )
Grifoni Novara per Gabriele
Scritto da Claudio
Giovedì 01 Aprile 2010 15:25
Forse l'unico modo per offuscare un omicidio assurdo come questo era concentrare il discorso sulla tanto famigerata "Violenza negli stadi"...e così hanno fatto la stampa, la tv e tutti i mezzi di informazione...in modo da nascondere, almeno in parte, la follia di questo gesto.
La mattina dell'11 novembre 2007 un ragazzo (un RAGAZZO e non "un tifoso" come venne chiamato dai giornali forse cercando di sminuire l'omicidio..) di 28 anni e altri suoi amici stavano andando a Milano a seguire la loro squadra, la loro passione...come molti di noi fanno ogni domenica.
Si sono fermati in un'area di sosta vicino ad Arezzo e lì a quanto pare si sarebbero scontrati con tifosi avversari.
Non sta a me giudicare l'entità degli scontri..forse semplici sfottò o forse qualcosa di più...ma nulla potrà mai giustificare la reazione di quello che dovrebbe essere un funzionario dello stato.
La dinamica dell'omicidio fa raggelare il sangue...perchè è morto un ragazzo...e perchè sarebbe potuta essere una strage.
Sì, una strage...perchè una persona dotata di un briciolo di buon senso non si sognerebbe mai di sparare da una parta all'altra dell'autostrada ad altezza uomo facendo attraversare al proiettile 6 corsie!! E tantomeno se i tafferugli erano già finiti, come dimostra il fatto che Gabriele è stato colpito al collo mentre era seduto sul sedile posteriore dell'auto!!!!
Una domanda sorge spontanea:, ma se solo per caso in una di quelle 6 corsie fosse passata un'altra auto con a bordo una famiglia o un camion e avesse perso il controllo del veicolo...quante altre vite sarebbero state spezzate da quest'uomo che con indosso una divisa si è sentito Clint Eastwood in uno dei suoi celeberrimi film?
Gabriele sta ancora aspettando giustizia...ma forse questo mondo non è in grado di dargliela...
UNA STELLA CHE BRILLA IL DOPPIO, DURA LA META'...MA RIMANE INDELEBILE NEGLI OCCHI DI CHI L'HA GUARDATA.
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 09 Aprile 2010 02:58 )
Giustizia per Gabriele Sandri
Scritto da Claudio
Mercoledì 24 Marzo 2010 14:45
Erano le ore 17.00 di sabato 13 marzo, nella Sala della Vaccara in Piazza IV Novembre, nel pieno centro storico di Perugia, la sala piena, tanti i ragazzi, molti di diversa fede politica, tutti intervenuti per partecipare alla presentazione del libro: “11 Novembre 2007, l’uccisione di Gabriele Sandri, una giornata buia della Repubblica” organizzata dall’Associazione Culturale Tyr. Dopo Bari, Cagliari, Catania, Roma e altre città italiane, anche a Perugia, si è svolto un evento verità per tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica per i fatti accaduti quella maledetta domenica di novembre nell’Autogrill di Badia al Pino in provincia di Arezzo. Ecco una cronaca della giornata perugina. La conferenza inizia e, a prendere la parola, comincia il dott. Maurizio Martucci, autore del libro, che dopo aver raccontato i fatti, puntualizzando che quella mattina dell’11 novembre 2007 non vi è stato nessuno scontro tra opposte tifoserie, continua sviscerando le dinamiche messe in atto dai mass-media nelle prime ore dell’accaduto per deformare gli avvenimenti. Tutti ricordiamo il primo lancio stampa dove si evinceva che il morto era dovuto a violenti scontri da stadio, nel secondo lancio di stampa invece si parla di colpi sparati in aria da parte delle Forze dell’Ordine. Ben cinque i testimoni che in fase dibattimentale al processo ad Arezzo hanno confermato senza mai contraddirsi le dinamiche dei fatti, ovvero che, l’agente scelto della Polizia di Stato Luigi Spaccarotella, braccia parallele all’asfalto, ha fatto fuoco nella macchina in movimento colpendo Gabriele Sandri al collo, a morte. Strano pensare che un tutore dell’ordine che dovrebbe tutelare la vita di un altro cittadino faccia tutto il contrario. Non stiamo parlando di testimonianze fatte da ultras o da amici di Gabriele ma parliamo di deposizioni fatte da persone normalissime come una guida turistica giapponese, tre commercialisti e una cassiera dello stesso Autogrill che, ad oggi, stranamente, è stata licenziata. Nonostante ricostruzioni e, appunto, queste testimonianze, il 14 Luglio del 2009, dopo otto ore di camera di consiglio, l’accusa di omicidio volontario allo Spaccarotella è stata derubricata in omicidio colposo. Dopo Maurizio Martucci a prendere la parola è Giorgio Sandri, il padre di Gabriele: “Aspettavamo il Processo d’Appello entro maggio 2010 e invece, proprio pochi giorni fa, ci hanno informato che il Tribunale di Arezzo, dopo otto mesi, non ha ancora trasmesso gli atti alla Corte di Firenze dove si terrà il Processo d’Appello”. Una strana volontà di allungare i tempi per questo appello che presumibilmente slitterà in autunno se non addirittura nel 2011. Intanto, Luigi Spaccarotella, non si è né mai fatto sentire né vedere ed è stato attualmente sospeso ricevendo l’80% dello stipendio… Dopo la conferenza, molte sono state le domande fatte dal pubblico intervenuto, il quale si è stretto intorno alla famiglia Sandri, auspicando che venga fatta piena giustizia per Gabriele. L’altro evento-verità per non dimenticare le ingiustizie, si è avuto la scorsa settimana, venerdì 19, a Frosinone presso la libreria Ubik in via Aldo Moro, 150.
di Fabio Polese
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 01 Aprile 2010 14:46 )
Video
Scritto da Claudio
Lunedì 22 Marzo 2010 16:28
Nessuno Ha DIMENTICATO
GIUSTIZIA PER GABRIELE
by flavio
Ultimo aggiornamento ( Martedì 23 Marzo 2010 11:38 )
POESIA PER GABRIELE
Scritto da Claudio
Martedì 16 Febbraio 2010 12:22
Ciao Gabriele! Come stai? Io non ti conoscevo ma il tuo ricordo vive in me Guardando le tuo foto i tuoi occhi mi parlano Bontà, altruismo e sincerità! Sono lo specchio della tua personalità Il tuo sorriso mi da forza nei giorni più duri Mille e più volte immagino di averti visto accanto a me In trasferta sostando in autogrill Bevendo una birra con gli amici Parlando che oggi non ce né per nessuno Oggi si vince! Come tu dicevi : “Ed ora come al solito in partenza … Per portarvi fino alla vittoria!” Ti ho visto su spalti freddi di uno stadio lontano da Roma Abbracciandoci per un goal della nostra Lazio Ti ho visto aiutare i nostri fratelli caduti a terra nelle difficoltà I tuoi fratelli che oggi schierati dietro vessilli di tutti i colori Urlano il loro dolore chiedendo solo Giustizia! Vile essere! Maledetta la tua pazzia! Gabriele dai suoi cari hai portato via! Un vigliacco senza volto e voce che scappa dal suo fardello d’infamia Vergogna! Un vero uomo si fa’ carico di ogni suo errore Nell’arroganza di chi impugnando una pistola premendo il grilletto Il tuo cuore ha fermato Omicidio volontario! Tu per questo sarai condannato Ciao Gabriele! Per te è il mio saluto Domenica al solito posto? Cuore e cervello e fuori la voce! Ciao Gabbo ci vediamo di là! ( Complice chi dimentica, Giustizia per Gabriele, Giustizia per uno di noi! )
Di Danilo Laurenzi Roma
Foto Inter-Cagliari
Scritto da Claudio
Lunedì 08 Febbraio 2010 11:24
Grazie Ragazzi
Scritto da Claudio
Martedì 15 Dicembre 2009 12:31
Anche la Procura fa appello contro la sentenza Spaccarotella.
Scritto da Claudio
Venerdì 27 Novembre 2009 12:42
Anche la Procura fa appello contro la sentenza Spaccarotella. Papà di Gabbo: confido nella giustizia!
Giorgio Sandri e Maurizio Martucci in conferenza a Bari
La Procura della Repubblica della Toscana ha depositato la richiesta d'appello per l'incardinamento del secondo grado di giudizio contro l'agente Spaccarotella: la richiesta è di una condanna per omicidio volontario. Il processo riprenderà a Firenze nel 2010.
Intanto non sono finite le celebrazioni della ricorrenza del secondo anniversario dell'uccisione di Gabriele Sandri. Domenica 29 Novembre alle ore 10:00 presso il Castello Angioino di Mola di Bari nuova tappa verità. Ospiti Giorgio Sandri e Maurizio Martucci. L'incontro, promosso dall'Associazione culturale Mola tricolore e patrocinato dal Comune di Mola di Bari, è centrato sulla ricostruzione della vicenda processuale di primo grado, conclusasi ad Arezzo con la condanna dell'agente Luigi Spaccarotella a sei anni per omicidio colposo su un caso di cronaca nera diventato di dominio pubblico, anche per l'indebito accostamento avanzato con il mondo del calcio.
Giorgio Sandri, papà di Gabbo: “Per qualcuno il binomio Calcio-Polizia ha fatto comodo per 2 anni. Ora improvvisamente anche i legali di Spaccarotella hanno chiarito che questa contrapposizione non c'entra nulla ed è controproducente. Così come la Procura ha compreso che nelle motivazioni della sentenza di primo grado ci sono evidenti incongruenze. Come parte civile stiamo ricorrendo in appello per omicidio volontario. Vogliamo continuare ad avere fiducia nella giustizia, come fa la gente di tante città italiane, ricoperte ancora oggi di manifesti per Gabriele. Ho accettato con il cuore in mano l'invito della gente barese, perché capisco che sono in molti a non voler abbassare i riflettori sulla nostra triste vicenda. A luglio, dopo la prima vergognosa sentenza, a Bari scesero in piazza per esprimere civilmente dissenso per una sentenza ingiusta. Ancora oggi continuano attestati di solidarietà anche che dalle istituzioni locali e nazionali, oltre che dal mondo dello sport. Non ultimo dai giocatori dell'Inter che si sono lasciati fotografare con la scritta GIUSTIZIA PER GABRIELE.”
Maurizio Martucci, scrittore del libro sul caso Sandri: “Domenica verrà ripercorsa la drammatica storia che ha colpito la famiglia Sandri. La tappa di Bari si aggiunge alle precedenti tenute a Cagliari, Milano, Lecce, Reggio Calabria, Biella, nella capitale e nella provincia romana. Significa che in Italia c'è tanta voglia di verità e sete di giustizia. Ovunque si vuole preservare la memoria di Gabriele Sandri, un ragazzo sfortunato ricordato con lo slogan 'Uno di noi!' , un del popolo, un cittadino di questo Stato. Intorno ai contenuti del libro '11 Novembre 2007' si è allargata una coscienza civile dirompente. Ora sta crescendo una nuova generazione di giovani che vuole credere in una società civile onesta e trasparente. E lo sta facendo nel nome di Gabbo: è un segnale dagli elevati valori morali!”
www.gabrielesandri.it
Gabriele Sandri aspetta giustizia
Scritto da Claudio
Giovedì 26 Novembre 2009 15:50
di Fabio Polese
Tanto silenzio intorno alla morte di Gabriele Sandri, il ragazzo ucciso l’11 Novembre del 2007 dall’agente scelto della Polizia di Stato Luigi Spaccarotella alla stazione di servizio di Badia al Pino in provincia di Arezzo. Non sono bastate testimonianze e ricostruzioni, non è bastata la completezza del nostro Codice che, fondato sul Diritto Romano, tecnicamente rasenta la perfezione. L’accusa allo Spaccarotella di omicidio volontario, in primo grado, è stata derubricata in omicidio colposo. Sono trascorsi due anni e mentre l’agente scelto ha vissuto praticamente nell’ombra, la famiglia Sandri, insieme a tutti gli amici, ha continuato a chiedere verità e giustizia. Incontriamo oggi l’Avvocato Cristiano Sandri, fratello di Gabriele.
Inizierei subito con il domandarle: qual’è, ad ora, la situazione processuale?
«Il processo molto probabilmente riprenderà la prossima primavera e ci troveremo innanzi alla Corte d’Assise di Appello di Firenze. La speranza della nostra famiglia è che venga stabilita la verità su quello che è successo a mio fratello quella domenica, ovvero che l’imputato sparando volontariamente contro un’autovettura, della quale poteva vedere solo l’abitacolo dal punto in cui ha esploso il colpo, si è assunto la responsabilità di quello che poteva accadere, purtroppo anche la morte di Gabriele. Leggendo le motivazioni della sentenza di primo grado ci siamo resi conto, amaramente, che il miglior difensore dell’imputato è stata proprio la Corte d’Assise di Arezzo».
C’è, secondo lei, attualmente, nella società nella quale viviamo, una possibilità di giustizia?
«La giustizia è un cardine, insieme alla verità, di una società civile ed è per questo che non devono esserci cittadini di serie A e cittadini di serie B davanti alla giustizia. La legge è uguale per tutti… Fino a prova contraria! Alla mia famiglia non interessa che questa persona sia condannata ad un anno in più o in meno di galera ma che venga giudicata per il reato che ha commesso che non è certo colposo e quindi crediamo nella giustizia, come ho appena detto, fino a prova contraria…»
Ho la netta sensazione che vogliono farci dimenticare Gabriele, ma il suo sorriso è indelebile davanti ai nostri occhi e, proprio in questi giorni, in molte città italiane – anche a Perugia – sono stati affissi dei manifesti che raffigurano Gabriele e che chiedono giustizia. Che effetto le ha fatto e le fa la vicinanza di tanta gente? Se lo aspettava?
«Personalmente ho sempre sostenuto che la nostra vera forza è la gente. Sono migliaia i ragazzi, ma non solo, che ci hanno e continueranno a sostenerci con sentimenti puri, perchè consapevoli di ciò che è accaduto a mio fratello e alla mia famiglia e soprattutto gente forte di un cervello che non va all’ammasso perchè bombardato, per quanto riguarda l’omicidio di Gabriele, da un’informazione distorta ad arte per far passare il carnefice nel ruolo della vittima. Fortunatamente non siamo degli sprovveduti e la memoria di Gabriele e di quello che mai sarebbe dovuto accadere sarà preservata con iniziative positive con il sostegno di tanti amici di tutta Italia!»
Sono passati due anni, ha qualcosa da dire che ancora non è stato detto?
«Si, vorrei vedere tutte quelle persone, politici, giornalisti e benpensanti, che nell’imme-diatezza dell’accaduto ciarlarono per luoghi comuni (soliti tifosi, la violenza negli stadi ecc.) dando i loro giudizi senza senso, esprimersi ora sull’omicidio di un ragazzo di 26 anni innocente avvenuto in un modo barbaro per mano di uno sceriffo. Ma queste persone non si esprimeranno perchè pavide! L’omicidio di Gabriele è un fatto scomodo e quindi come ogni altra malefatta in Italia è meglio che si dimentichi in fretta, ma purtroppo per “loro” non sarà così!»
Convinto che in molti non si dimenticheranno di Gabriele, la saluto con l’augurio che sia fatta finalmente Giustizia.
*AssociazioneCulturale Tyr Perugia
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 26 Novembre 2009 15:58 )
Il sorriso di Gabriele
Scritto da Claudio
Domenica 22 Novembre 2009 13:49
A due anni dalla scomparsa di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso mentre in una macchina dormiva in una zona di sosta dell’autostrada, per caso mi sono trovata nel quartiere romano della Balduina, lì dove Gabriele è nato e cresciuto.
Manifesti, scritte, molte immagini in formato gigante. Gabriele era un ragazzo fantastico, lo si capisce osservando la sua faccia, gli occhi seri e ilari insieme. E bellissima è la sua famiglia, la dignità sempre umana con cui i parenti portano avanti la sola, parzialissima speranza di un parzialissimo riscatto: che la morte assurda di Gabriele trovi giustizia. Ma c’è altro, attorno alla memoria del sorriso di qualcuno morto troppo giovane, mentre si affacciava alla vita.
Una rete di solidarietà, un muro compatto di persone, tante, che da due anni si impegnano perché non si spenga il suo ricordo. Inconsolabile la morte di Sandri anche per come se n’è andato, per il modo indegno con cui quanto è successo è stato giudicato dalla legge.
Ma negli occhi di questo ragazzo riprodotti sui murales, nei tanti ritratti, persino già solo nel suo nome che inaspettato in giro per Roma vedi comparire nei luoghi più impensati (“Gabriele” “giustizia”, due parole che sempre vanno insieme), brilla un lampo luminoso. E quella luce, sembra che in tanti l’abbiano vista e assorbita. Lui che amava far ballare la gente, mettere la musica come disk jockey, è come se ora da lontano dove si trova, guardi le persone mobilitarsi in suo nome, aggregarsi in tempi in cui non si aggrega nessuno, per niente.
Stringersi gli uni agli altri per via di qualcosa che va ben oltre una fraternità di tifoseria. Piuttosto uno sdegno e una commozione diffusi, condivisi. E’ la pietas per una morte assurda, è la reazione a un sorriso che resta impresso. E’ un posto del cuore.
di Lisa Ginzburg
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 23 Novembre 2009 19:09 )
CASO SANDRI: LA GIUSTIZIA È UGUALE PER TUTT I?
Scritto da Claudio
Domenica 22 Novembre 2009 13:43
Due anni sono trascorsi dalla mattina dell'11 Novembre 2007, giorno in cui perse la vita il giovane tifoso laziale Gabriele Sandri. Ventiquattro mesi anzi ventuno per la precisione sono bastati perchè il suo uccisore, l'agente della Polizia Stradale Luigi Spaccarotella, venisse giudicato dalla Corte di Assise di Arezzo. Il processo va avanti, ma intanto è arrivata la prima delle sentenze quella di primo grado. Coloro che si aspettavano un verdetto esemplare, in particolare gli amici e i parenti del giovane ucciso,sono rimasti delusi, perchè Spaccarotella ha ricevuto “solo” sei anni. “Solo”, perchè, pensando alla gravità del fatto, un agente che spara in autostrada uccidendo una persona, si poteva ragionevolmente pensare che gli anni di condanna sarebbero stati molti di più. Invece la giustizia italiana ha dimostrato come anche gli atti più incredibili possano trovare in sede dibattimentale, una spiegazionediversa rispetto a quella iniziale. Un caso che probabilmente sarà destinato a fare giurisprudenza. Una volta di più è stato ricordato a quanti invochino nell'immediatezza di un reato la certezza della pena, che un imputato deve essere considerato ai sensi dell'articolo 27 della Costituzione, come presumibilmente innocente fino all'ultimo grado di giudizio. Ma inquesto caso, con lo stesso imputato che dichiara di aver sbagliato e quindi ammette la sua colpevolezza, quale innocenza poteva essere invocata? Esistono forse diversi tipi di innocenza?
Il codice prevede anche come punizione immediata per un imputato data la gravità del reato commesso, la cosiddetta custodia cautelare (o carcerazione preventiva), che si applica affinchè venga meno il rischio che un imputato, nei cui confronti pendono già gravi indizi di colpevolezza, nell'arco di tempo che intercorre tra l'apertura e la chiusura di un processo, possa commettere lo stesso oppure altri reati.
Quando poi l'imputazione iniziale, cioè il reato ipotizzato dal Pubblico Ministero, è quello di omicidio volontario, in molti casi ma evidentemente non tutti, l'arresto dovrebbe essere immediato. Non tutti perchè, come dimostrato in questo processo, ci possono essere delle eccezioni. Una delle quali si chiama appunto Luigi Spaccarotella, agente della Polizia Stradale chesebbene imputato di omicidio volontario, ha potuto e può aspettare la fine del processo restando a piede libero, cioè a casa sua e insieme ai suoi cari.
In questo caso quindi il metro di valutazione utilizzato dalla magistratura, quella inquirente e quella giudicante, è stato“garantista”. Che significa?
Significa che dalla magistratura è stato rispettato, il principio, già sancito dalla Costituzione, che un individuo possa anche non essere colpevole. In questo caso però l'imputato stesso aveva ammesso subito dopo il fatto, di aver sbagliato e quindi di essere colpevole, forse in maniera non dolosa, quindi volontaria, ma colpevole.
L'arresto, infatti, come previsto dal codice di procedura penale può essere invocato e previsto se sussitono tre requisiti: pericolosità sociale, pericolo di fuga e rischio di reiterazione del reato. In questo caso erano invocabili?
Luigi Spaccarottella aveva anche aggiunto di non sentirsi un “pistolero”, ma semplicemente “un cretino”, che aveva commesso un errore.
É stato veramente difficile quindiper i bravi avvocati di Luigi Spaccarotella dimostrare che il loro assistito avesse impugnato la pistola senza l'intento di voler sparare verso la macchina nella quale era presente la sua vittima. Spaccarotella stesso, smentendo i suoi accusatori e cioè i testimoni del processo, ha più volte detto di non aver mirato alla macchina e che il colpo è partito per sbaglio.
Malgrado al processo e quindi sotto giuramento, ci fosse stato chi, presente sul luogo, abbia affermato che l'imputato avesse sparato prendendo la mira. Sarebbe stata la deviazione quindi ad aver ucciso Gabriele Sandri, perchè l'intento di Spaccarotella, sparando, era solo quello di fermare la macchina. In ossequio al regolamento disciplinare e prima ancora al codice deontologico della polizia, che per fermare una macchina prevede che si possa anche sparare quando la vettura è a distanza e come in questo caso, sul lato opposto della carreggiata.
Ma il codice dice proprio questo? Assolutamente no.
E allora, se il regolamento non lo prevede, perchè Luigi Spaccarotella non è stato allontanato dal servizio, ma come invece scritto da alcuni giornali, reintegrato in servizio?
Quali sono i requisiti che un agente di polizia deve possedere, oltre a quelli di saper utilizzare le armi possedute in dotazione?
E ancora, nella Polizia di Stato, organismo preposto alla sicurezza degli individui, ci può essere spazio per coloro che si autodefiniscono “cretini”?
di Simone Nastasi
Ultimo aggiornamento ( Domenica 22 Novembre 2009 13:51 )
Grazie Ragazzi
Scritto da Claudio
Sabato 14 Novembre 2009 14:16
...GRAZIE RAGAZZI
Potrebbe apparire uno slogan da stadio, ma non è così. Scrivo ed esprimo anche a nome di mio padre Giorgio e di mia madre Daniela un sincero ringraziamento per tutti voi che non solo nella triste ricorrenza della morte di mio fratello Gabriele avete sempre dimostrato una disinteressata solidarietà umana perchè consapevoli della tragedia e dell'ingiustizia che ci ha colpito.
Ho scritto grazie ragazzi perchè come lo era Gabriele anche voi siete prima di tutto degli uomini che non hanno un etichetta stampigliata "tifosi".
Uomini che hanno un valore aggiunto in una società grigia come quella in cui viviamo, ovvero un sentimento puro che arriva diretto dal cuore alla faccia di tutti gli omuncoli di ogni sorta che anche nella tragedia di Gabriele non hanno perso l'occasione per tacere, salvo poi sparire quando anche il loro pavido intelletto gli ha reso evidente ciò che era successo: un ragazzo di 26anni innocente ucciso da un pazzo sceriffo!
Uomini che a dispetto di tanti luoghi comuni riescono ad avere una propria idea aldilà di un bombardamento mediatico che vorrebbe indirizzare ogni cervello dalla parte che la convenienza del momento fa apparire più giusta.
GRAZIE RAGAZZI perchè è soprattutto grazie al sostegno della gente comune che abbiamo vinto profondi momenti di sconforto, piegati da quella giustizia che per ora è solo un concetto filosofico..
GRAZIE RAGAZZI perchè con la carica e la abnegazione di tanti amici stiamo riuscendo e riusciremo, ne sono convinto, a preservare perennemente il ricordo di mio fratello e la memoria di ciò che è accaduto a Gabriele!
GRAZIE RAGAZZI perchè vi sentiamo vicino al nostro dolore e centomilavolte GRAZIE perchè CHI pensava di poter accantonare tutto nell'oblio è rimasto con l'amaro in bocca nel vedere una compatezza di intenti senza paragoni in questo Paese! GRAZIE RAGAZZI perchè potete essere di esempio a quella "brava gente" che si ammanta di civiltà e che neanche un attimo si sofferma a pensare al nostro dolore, mostra falsa comprensione o peggio ancora alza le spalle dicendo "...è ma quello era un ultras...". GRAZIE PER GABRIELE
Cristiano, Giorgio e Daniela Sandri
Ultimo aggiornamento ( Sabato 14 Novembre 2009 17:32 )
Le città d'Italia che ricordano Gabriele.
Scritto da Claudio
Giovedì 12 Novembre 2009 12:20
Un Grazie di Cuore a tutti coloro che hanno contribuito a tenere alto il ricordo di Gabriele!
Sotto alcune foto delle città che ci sono arrivate :
- Cagliari - Bologna - Fondi - Anzio
- Gaeta - Lamezia - Verona - Padova
- Taranto - Lecce - Perugia - Pisa
- Parma - Taurisano - Milano - Biella
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Dicembre 2009 14:21 )
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Scritto da Claudio
Sabato 31 Ottobre 2009 16:26
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 09 Novembre 2009 16:43 )
Ha mirato e sparato ma non voleva uccidere
Scritto da Claudio
Lunedì 14 Settembre 2009 00:10
Mattina di un giorno qualunque, una domenica di due anni fa. In un'area di servizio ad Arezzo tifosi della Lazio e della Juve s'incontrano per caso. Un accenno di tafferuglio e due pattuglie della stradale intervengono, poi uno sparo in aria fa scappare i ragazzi che litigano. Le gomme stridono sull'asfalto, è un fuggi fuggi generale. All'improvviso un altro sparo risuona nell'aria, uno sparo dapprima negato ma che molti testimoni hanno sentito. Sono le 9.15 dell'11 novembre 2007, Gabriele Sandri muore così, il collo trapassato da un proiettile esploso dalla Beretta d'ordinanza dell'assistente di polizia Luigi Spaccarotella. Ci sono voluti due anni e un lungo, tormentato processo, per arrivare a una verità giudiziaria che forse verità non è, a una sentenza duramente contestata dalla famiglia di Gabbo, già pronta a impugnare il provvedimento in appello. Quel poliziotto, Luigi Spaccarotella, è stato condannato a sei anni di reclusione per omicidio colposo, il pubblico ministero ne chiedeva 14 per omicidio volontario. Ieri sono state pubblicate le motivazioni. E il perno ruota tutto intorno a una sfumatura giuridica tanto lieve da sembrare inconsistente, eppure tanto profonda da valere la vita di un ragazzo. È il dolo eventuale, che qualifica lo stato d'animo di chi commise quel reato: lanciarsi all'inseguimento con la pistola in pugno, spianare l'arma mirando con le due braccia tese, sparare verso la Renault Megane di quei ragazzi che scappavano dall'autogrill Badia al Pino di Arezzo. Voleva davvero uccidere, il poliziotto? Voleva colpire Gabriele Sandri? Domande che la Corte d'assise d'Arezzo ha sciolto dando piena fiducia a Spaccarotella: «Mai e poi mai poteva accettare che il proiettile finisse per colpire, e addirittura uccidere taluno degli occupanti», annotano i giudici nelle 143 pagine del provvedimento. Ma sono domande tuttavia che non hanno alcun senso e che partono da un presupposto errato, cioè che Spaccarotella volesse colpire le gomme dell'auto. Trascurando l'unico particolare di rilievo in tutta questa maledetta storia: da quella prospettiva, le gomme della Megane non erano visibili. Il proiettile infatti attraversò sì l'autostrada, ma la visuale era coperta in quel tratto dalla siepe. Irrilevante la deviazione che l'ogiva subì a causa dell'impatto con la rete metallica, che deviò il colpo, è vero, ma solo in orizzontale. Quel che rileva semmai è l'altezza dello sparo, quel che rileva è che lo stesso Spaccarotella, sentito dal pm subito dopo i fatti, mai ha parlato di voler mirare alle gomme, anzi ha sempre continuato a difendere la tesi del colpo accidentale partito per sbaglio dopo aver inciampato nella corsa: «Preciso che avevo considerato che se avessi sparato con l'intento di colpire l'auto da quella posizione, avrei potuto colpire invece una qualsiasi delle autovetture che a quell'ora percorrevano le due carreggiate», la sua dichiarazione a verbale. Cinque testimoni però smontano la tesi dell'incidente, dichiarando di averlo visto puntare la pistola, e anzi gli stessi giudici negano questa possibilità: voleva sparare alle ruote, questa la tesi, ma ha sbagliato mira, il proiettile è stato deviato dalla rete, Gabriele Sandri è morto. Omicidio per colpa, insomma, e nulla importa se Spaccarotella non ha mai ammesso nulla di tutto ciò: la corte sostiene che «il colpo era direzionato, non diretto, si badi bene, ma direzionato verso una parte della vettura collocabile all'incirca non oltre la metà della sua altezza». Gli elementi contrari però sono molti. I testimoni innanzi tutto, che cristallizzano l'immagine del poliziotto che prende la mira; la visuale, ricostruita dai periti, in base alla quale da quel punto di fuoco la parte bassa della Megane era coperta. Allora è la domanda di partenza a essere sbagliata: se davvero cioè l'agente voleva uccidere. La domanda giusta è invece: «A cosa mirava Spaccarotella?» Da quella posizione poteva mirare solo all'abitacolo, questa la risposta, anche se certo non voleva uccidere Gabriele Sandri in persona, che neppure conosceva. Ecco allora la nozione del dolo eventuale: per la dottrina e anche per la giurisprudenza, da ultimo la sentenza 44712 della Cassazione del dicembre 2008 che i magistrati di Arezzo trascurano, è l'accettazione del rischio di procurare l'evento-reato, la decisione di agire costi quel che costi, vale a dire la previsione del rischio e delle sue eventuali conseguenze. Quale rischio poteva comportare allora, non solo per un poliziotto con un minimo d'esperienza ma agli occhi di chiunque, la decisione di sparare attraverso l'autostrada contro l'abitacolo di una macchina in corsa, costi quel che costi? Gabriele Sandri, colpevole d'essere tifoso e di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato, l'ha scoperto sulla sua pelle.
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 09 Novembre 2009 15:24 )
Motivazioni sentenza Sandri: offesa onestà intellettuale e intelligenza umana.
Scritto da Claudio
Venerdì 11 Settembre 2009 15:12
Giorgio Sandri: “La corte ha riconosciuto la volontarietà del movente, ma non l’ha condannato!”
E’ profondamente sdegnato Giorgio Sandri dalla lettura della sentenza della Corte d’Assise del Tribunale di Arezzo che ha condannato per omicidio colposo con colpa cosciente l’agente della Polizia Luigi Spaccarotella, omicida di Gabriele: “Dalle motivazioni apprendo che il giudice ha riconosciuto la volontarietà dell’atto che è costato la vita a mio figlio, ovvero sparare con l’arma d’ordinanza da una parte all’altra dell’Autostrada del Sole, così come correttamente aveva ricostruito il Pubblico Ministero a fronte anche di numerose perizie e delle testimonianze super partes. Poi però, l’effetto provocato da quest’atto volontario, è invece stato giudicato come colposo, con colpa cosciente. E’ un confine sottile dall’omicidio volontario con dolo eventuale che invece è evidente. Improvvisamente i testi sono diventati non più determinanti: addirittura troppo lontani dalla scena del delitto, quando invece avevano detto la stessa cosa. Questo è bastato per arrivare a dire che la volontarietà non era “adeguatamente e sufficientemente provata”. Così si offende l’onestà intellettuale e l’intelligenza di milioni di italiani. Adesso mi aspetto che su questa sentenza si pronuncino tutti quelli che avevano detto che bisognava aspettare le motivazioni. Ora ci sono: ma ancora non ho sentito nessuno pronunciarsi su questa sentenza che mi fa sentire sempre meno cittadino di questa Repubblica. Ricorreremo in appello, a Firenze sarà un altro tribunale: mi aspetto quella giustizia giusta dovuta a mio figlio e a tutta la collettività. Questa sentenza ha del ridicolo!”
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 16 Settembre 2009 02:54 )
CASO SANDRI: MOTIVAZIONI SENTENZA, SPACCAROTELLA VOLEVA FERMARE AUTO
Scritto da Claudio
Venerdì 11 Settembre 2009 11:05
(Adnkronos) - Per la Corte d'Assise di Arezzo, inoltre, c'e' un motivo ulteriore, di ordine psicologico, che avrebbe portato il poliziotto a sparare. ''E' da ritenere sommariamente probabile che la precipitosa partenza dell'auto'', sulla quale viaggiavano Sandri e i suoi amici, ''abbia fatto da detonatore in una situazione vissuta da Spaccarotella come uno smacco per essere stata la serieta' della propria iniziativa, ovvero esibire l'arma per costringerli a fermarsi, oggetto non solo di mancata adeguata attenzione ma addirittura come dileggio da parte di quei giovani che di fatto non lo avevano neppure preso in considerazione''.
Sono motivazioni destinate sicuramente ad aprire un dibattito, sia tra i 'colpevolisti' che tra gli 'innocentisti'. Il pm aveva chiesto per Spaccarotella 14 anni di reclusione per omicidio volontario, ma l'agente e' stato condannato a 6 anni per omicidio colposo. La sentenza ha fatto infuriare gli amici di Gabriele Sandri, e i suoi famigliari hanno annunciato, il 14 luglio scorso, che faranno ricorso in Appello.
COCHI, INCOMPRENSIBILE DIVIETO STRISCIONI GABRIELE SANDRI A VERONA
Scritto da Claudio
Martedì 01 Settembre 2009 14:09
Roma, 30 ago. - (Adnkronos) - "Quanto accaduto ieri allo stadio Bentegodi di Verona oltre a suscitare un senso di forte amarezza, ci lascia perplessi: vietare l'esposizione di striscioni in ricordo di Gabriele Sandri infatti non e' una decisione comprensibile, ne' tantomeno condivisibile. Vorremo conoscere le motivazioni che hanno condotto a questa decisione". E' quanto dichiara in una nota il delegato allo Sport del Comune di Roma, Alessandro Cochi. ''Nell'esprimere assoluta vicinanza alla famiglia Sandri, per l'ennesimo attacco gratuito ricevuto - prosegue Cochi - rivolgo un sentito plauso ai sostenitori biancocelesti presenti ieri sera sugli spalti: scegliendo la via della contestazione pacifica e non violenta, hanno dato prova di grande maturita', dimostrando che la sicurezza negli stadi non passa necessariamente per strumenti di 'fidelizzazione' come la tessera del tifoso, ma dipende spesso dal buonsenso e dalla serieta' dei sostenitori".
Ultimo aggiornamento ( Martedì 01 Settembre 2009 14:19 )
Rassegna Stampa
Scritto da Claudio
Lunedì 31 Agosto 2009 11:25
Dopo il divieto d'ingresso all'immagine di Gabriele ieri prima di Chievo-Lazio da parte delle autorità di pubblica sicurezza e il successivo abbandono del settore ospiti da parte dei tifosi laziali, replica la famiglia Sandri
Cristiano Sandri: “L'episodio di ieri di Verona non ha precedenti e si commenta da solo. Sono circa due anni che l'immagine di Gabriele campeggia in tanti stadi d'Italia e d'Europa. La sua foto è adottata da migliaia di giovani senza distinzione di città o nazione, perché Gabriele era l'espressione positiva della vita. I ragazzi si immedesimano in lui, tutti potevamo essere nella sua auto e raggiunti dalla pallottola omicida. In primo grado non gli è stata resa quella giustizia giusta invero dovuta. Adesso è impensabile che ci sia addirittura la volontà di bandirne il volto sorridente dalle curve degli stadi. Per preservarne la memoria è stata pensata la Fondazione Gabriele Sandri. Dopo l'interessamento della FIGC, attendiamo di ufficializzarne la costituzione attraverso il comitato promotore. Il Comune di Roma si è impegnato per ristrutturare il locale di Piazza della Libertà per farne la sede. Facciano presto, si sbrighino! C'è bisogno di lanciare messaggi positivi ai giovani.”
Giorgio Sandri: “Quanto accaduto al Bentegodi è la riprova dell'importanza di azioni tese a sensibilizzare l'opinione pubblica per creare la cultura del rispetto dell'altro. L'11 Novembre 2007 non può essere cancellato vietando l'ingresso allo stadio dell'immagine di Gabriele e la Fondazione Sandri servirà proprio a non dimenticare, perché quanto successo a mio figlio non avvenga mai più in futuro. Per ristrutturare la sede, si è impegnato in prima persona il Sindaco Alemanno, che con il Comune di Roma è promotore della costituzione e socio-fondatore. Il Presidente Abete ha fatto un bel gesto volendo intervenire con la FIGC.”
Esclusivo "Visto"
Scritto da Claudio
Lunedì 27 Luglio 2009 10:43
Lettera al Sindaco Alemanno
Scritto da Claudio
Lunedì 22 Giugno 2009 09:16
Le accuse di Amnesty all'Italia
Scritto da Claudio
Venerdì 29 Maggio 2009 12:55
Il nuovo rapporto di Amnesty international spiega come la crisi economica aggravi le violazioni dei diritti umani. Per l'Italia, dure critiche alle politiche contro i migranti e alla lunga collaborazione con la dittatura di Gheddafi
E’ sicuramente uno capitoli peggiori degli ultimi anni, l’aggiornamento al mese di maggio 2009 sulla situazione dei diritti umani in Italia che accompagna il rapporto annuale di Amnesty international, presentato ieri a Roma. A preoccupare l’associazione internazionale per la difesa dei diritti umani sono le norme del pacchetto sicurezza, così come «gli attacchi di stampo razzista» di cui sono stati vittime i rom e i sinti in Italia negli ultimi mesi. Preoccupano anche le lentezze nei processi che vedono imputati agenti di polizia [dal G8 di Genova alle morti di Federico Aldovrandi e Gabriele Sandri], fino al fatto che l’Italia continua a rimanere indietro rispetto agli altri paesi in materia di reati configurabili come tortura. Tuttavia, l’attenzione dei ricercatori dei Ai è concentrata sulle politiche del pacchetto sicurezza e sulle politiche di respingimento dei migranti che il governo Berlusconi, e soprattutto il ministro dell’interno Roberto Maroni, perseguono costantemente.
Ultimo aggiornamento ( Martedì 21 Luglio 2009 13:39 )
Ciao Gabriele...Nel cuore e nei ricordi di sempre!!!
Scritto da Claudio
Mercoledì 20 Maggio 2009 12:17
Ultimo aggiornamento ( Martedì 21 Luglio 2009 13:38 )
Presentazione Libro Palombara Sabina e Tivoli
Scritto da Claudio
Lunedì 11 Maggio 2009 16:42
IL QUESTORE DI BIELLA: SPACCAROTELLA NON DOVEVA NEANCHE ESTRARRE LA PISTOLA!
Scritto da Claudio
Lunedì 04 Maggio 2009 10:56
Queste le parole di condanna del Dott. Giuseppe Poma, massima autorità di pubblica sicurezza della provincia di Biellla, intervenuto sabato 2 Maggio a Biella alla presentazione del libro 11 Novembre 2007 alla presenza di Cristiano Sandri e dello scrittore Maurizio Martucci: "Non c'era nessuna ragione per estrarre la pistola." - ha ripetuto il Dott. Poma - "E' illogico pensare di sparare a 60 metri di distanza su l'autostrada Roma-Milano assumendosi la responsabilità di colpire anche macchine con famiglie e bambini a bordo. Sono vicino al dolore della famiglia Sandri. Seguo le parole del Prefetto Manganelli: la Polizia deve potersi assumere le sue responsabilità, deve e può avere il coraggio di farlo. Insieme all'operato di Spaccarotella, quella domenica sono stati commessi tanti errori. Il libro fa chiarezza, è un caso di studio, affinchè questie tragedie non possanno ripetersi in futuro."
Grazie ad Antonio Filoni, organizzatore dell'evento-verità di Biella.
Grazie a Renzo Masoero, Presidente della Provincia di Vercelli, intervenuto a Biella per stringersi a Cristiano Sandri.
Grazie a Onorato Arisi e sua moglie Elena del San Siro Inter&Milano Museum, per l'organizzazione dell'evento-verità alla presenza della stampa milanese.
Grazie ai ragazzi della Curva Nord dell'Inter, che hanno abbracciato Cristiano Sandri prima di Inter-Lazio fuori la Curva Nord di San Siro con compostezza, commozione, civiltà e solidarietà.
Grazie alla Curva Nord dell'Inter per la splendida scenografia organizzata sabato allo stadio San Siro.
Grazie ai tifosi della Lazio che gridano sempre: "Gabriele uno di noi!"
SABATO IL NORD ITALIA, DA MILANO A BIELLA, SI E' STRETTO INTORNO ALLA FAMIGLIA SANDRI, CHIEDENDO GIUSTIZIA PER GABRIELE.
SAN SIRO diventa Stadio SANDRI
Scritto da Claudio
Domenica 03 Maggio 2009 15:29
La SORPRESA : Una coreografia emozionante: I tifosi dell'Inter rendono onore a Gabriele.
UN RICORDO COMMOVENTEL’imponente striscione che i tifosi dell’Inter hanno dedicato alla memoria di Gabriele Sandri, ucciso proprio mentre stava andando ad assistere a Inter-Lazio
SAN SIRO diventa Stadio SANDRI
MILANO - Tutta la Curva. Tutto S.Siro: «Gabriele sarai sempre con noi ». La Curva Nord Inter per una volta bianca e celeste Lazio. Il nome Gabriele è gigantesco, copre tutto il settore, e l’urlo riecheggia per minuti nello stadio: “ Gabriele uno di noiiiiii, Gabriele uno di noiiiii”. Una coreografia così non s’era mai vista, ogni interista collabora con un pezzo di stoffa per formare il puzzle con dedica. Il colpo d’occhio emoziona. E prim’ancora c’era scritto: “ C’è chi fa finta di non ricordare... E c’è chi fa di tutto per non dimenticare. Sarai sempre con noi”. Gabriele, per non dimenticarti. S.Siro unito e gemellato nel doppio striscione extralarge, bianco e celeste, appeso nella Nord ed esposto prima del fischio d’inizio. GLI EVENTI - Per non dimenticare Gabbo. Questa Inter-Lazio è stata vissuta così, un anno e mezzo dopo la sua morte. Dall’11 novembre 2007 al 2 maggio 2009. E’ passato tanto tempo ma gli occhi sono ancora gonfi e i cori rimbalzano nell’aria come in quella domenica maledetta: « Giustizia per Gabrieleeee, per Gabrieleee ». Il tifo interista ha reso onore a Gabriele e a suo fratello Cristiano, giunto a S.Siro per presentare il libro che ricorda il dramma (poi è andato via, non ha avuto la forza di vedere la partita). Ore 17.45, fuori dallo stadio c’è un primo striscione-messaggio: “ La Curva Nord saluta Cristiano Sandri. In ricordo di Gabriele”. Cinquecento persone ad abbracciare Cristiano, a fargli sentire calore, a riempirlo di regali. Inter- Lazio sarebbe diventata la partita di Gabbo. Ma lui quell’11 novembre non poteva saperlo. S’era messo in viaggio da Roma per raggiungere Milano. Trovò la morte. Inter-Lazio non si giocò, i tifosi si trovarono a vivere la tragedia uniti nei cori e nei cortei. Immagini che sarebbero diventate pagine da libro. LA PRESENTAZIONE - Per non dimenticare Gabriele, prima e durante Inter-Lazio. L’anteprima è scattata alle 18.45 all’interno di S. Siro, dentro i locali dell’Inter& Milan Museum. Presenti le delegazioni delle tifoserie storicamente gemel-late, presente il fratello di Gabbo insieme a Maurizio Martucci, l’autore del volume “ 11 novembre 2007, l’uccisione di Gabriele Sandri, una giornata buia della Repubblica”. L’opera è stata ripresentata nell’imminenza della sfida, un segnale altamente simbolico. Cristiano Sandri ha ringraziato per l’accoglienza: «Ringrazio tutti i ragazzi delle curve d’Italia e quelli dell’Inter per questa accoglienza unica. La decisione di scrivere il libro nacque pochi giorni dopo la morte di Gabriele, furono dette troppe falsità. Tutti sapevano tutto già 15 minuti dopo quello sparo. E un ragazzo ucciso in autostrada non c’entra con la violenza nel calcio» . Un libro venduto in tutta Italia, un libro-verità che l’Italia la sta girando in varie tappe (dopo S.Siro ieri sera è stata la volta di Biella). E il processo va avanti, mercoledì ci sarà una nuova udienza: sarà la volta del medico legale della famiglia Sandri. Poi la Corte si riunirà per la discussione (la sentenza dovrebbe arrivare entro l’estate). La memoria di Gabriele è viva. E’ nei cori intonati, è nei messaggi degli stadi, è nelle pagine che non si cancellano, è nel cuore di chi le legge. d.r.
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 04 Maggio 2009 11:03 )
Comunicato Curva Sud Reggina
Scritto da Claudio
Giovedì 12 Marzo 2009 13:00
In occasione delle presentazione del libro 11 Novembre....svoltasi nella sala ospitalità dello stadio Granillo, non hanno fatto mancare la loro presenza i ragazzi della Curva sud di Reggio Calabria, i quali hanno letto un comunicato significativo che riportiamo qui sotto:
E’ passato più di un anno, da quella tristissima domenica che rappresenta tutt’ora una delle pagine più nere del nostro calcio, e non solo. Dopo aver versato fiumi di parole, talvolta figlie dei luoghi comuni e del pressapochismo, tanta gente ha dimenticato, ha chiuso in un cassetto la tragedia consumatasi in quell’autogrill di Arezzo. Noi no. Il nostro stile, la nostra mentalità, ma soprattutto la nostra coscienza, ci impongono di conservare oggi più che mai il ricordo di Gabriele Sandri, di custodirlo gelosamente, e di pretendere giustizia. La morte per noi non ha colore, non conosce differenze e pregiudizi. La morte è uguale per tutti, o almeno così dovrebbe essere. Per questo oggi intendiamo ribadire, con forza, vigore e perché no anche con rabbia, che quanto accaduto al povero Gabriele può essere definito in un solo modo: INACCETTABILE. In noi sono vivi gli stessi sentimenti che ci animarono l’11 Novembre 2007, quando appresa la terribile notizia, ci astenemmo dal sostenere la Reggina, nonostante quest’ultima giocasse una partita fondamentale in chiave salvezza. Perché niente può avere la precedenza, rispetto ad un ragazzo di 26 anni che ci lascia in quel modo. Tornando a quel maledetto 11 Novembre, la cosa che ci ha indignato maggiormente è che molti cervelloni o benpensanti di turno hanno provato a gettare ignobili “cortine fumogene” sull’accaduto, a spostare il mirino sul comportamento di alcune Curve, sulle loro reazioni violente ed eccessive. Su chi ha sparato e non doveva sparare invece, ecco “mantelli di misericordia” e scudi difensivi. Ecco il silenzio…Un silenzio che fa a pugni con la giustizia, con la realtà dei fatti. Un silenzio che intendiamo respingere, combattere. Eh già, perché la verità a volte è scomoda, e nessuno vuole ammettere che la violenza non proviene mai da una parte sola. Certamente, la morte di Gabriele nulla ha a che vedere con gli “incidenti da stadio”, ma anche su questo punto non possiamo esimerci da qualche considerazione, in quanto quel giorno lui stava andando a seguire la sua amata Lazio. Stava seguendo un ideale, una passione... E’ facile, facilissimo dire che la violenza negli stadi resta figlia degli Ultras. Scomodo e troppo rischioso, ammettere invece che spesso a sbagliare è stato anche chi doveva garantire l’ordine pubblico. Scomodo e troppo rischioso, ricordare che ci sono stati altri ragazzi, i quali hanno fatto una fine analoga a quella di Gabriele. Basti pensare al triestino Stefano Furlan ucciso da un colpo di pistola partito da un poliziotto, o al salernitano Giuseppe Plaitano morto a causa delle manganellate ricevute. Se davvero deve sparire la violenza dal calcio, tutte le componenti che ruotano intorno ad esso devono prendersi le proprie responsabilità, fare un passo indietro. E di sicuro, la strada della repressione e dei divieti non porta a nulla. Ricordiamo ai presenti, che lo scorso anno gli Ultras Reggini avevano preparato uno striscione da esporre all’Olimpico contro la Lazio, recitante la scritta “Gabriele nel cuore”. Ebbene, la questura di Roma ci vietò di esporlo, sostenendo che “era di carta, e in quello stadio potevano entrare solo striscioni di stoffa”. Questa è una testimonianza lampante, ai nostri occhi, di come le cose continuino a funzionare male, molto male. Aspettando che le cose cambino davvero, aspettando la scomparsa della repressione e il trionfo di giustizia e verità, ci stringiamo idealmente alla famiglia e a tutti i gli amici del povero Gabriele. Promettendo che mai nessuno di noi dimenticherà. Promettendo che Gabriele, e tanti altri “martiri volati via con una sciarpa al collo”, vivranno ogni domenica nel nostro urlo fiero e ribelle, che da quasi 30 anni prende le distanze da una società marcia e malata, ma soprattutto tristemente vuota.
CUCN ‘82 - BOYS ’86 - IRRIDUCIBILI ’88.
Ultimo aggiornamento ( Domenica 05 Aprile 2009 11:46 )
Cristiano Sandri e Maurizio Martucci ospiti di YouDEM
Scritto da Claudio
Martedì 17 Febbraio 2009 08:55
UN RAGAZZO SPARA
Scritto da Claudio
Lunedì 02 Febbraio 2009 12:45
Un ragazzo spara,
un ragazzo muore.
Ha sparato
il poliziotto,
fratello
del camionista
e amico
del picciotto.
È il servo
buono,
e ha imparato
tutto quello che doveva.
“ M’hanno insegnato a
scrivere,
e leggere
per leggere,
e sparare
per uccidere.
È capitato,
non volevo,
questo è sicuro,
un ordine c’era,
non c’era?
Non sono un buon soldato?
Ho sparato.
Ma a che serve
imparare ad uccidere?
Ho sbagliato
ho fatto
quello che non dovevo?“
Tutti gli
gridano contro,
padroni e sergenti
quelli che gli hanno
insegnato a sparare.
Ma sparare a chi?
di Adriano Belli
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 11 Febbraio 2009 15:36 )
INTERVISTA ALL’AVVOCATO CRISTIANO SANDRI
Scritto da Claudio
Martedì 20 Gennaio 2009 16:42
by Simone Nastasi
È trascorso oltre un anno da quel giorno, l’11 Novembre, in cui perse la vita Gabriele Sandri. Una data che il destino ha voluto scolpire per sempre nella memoria di quanti a Gabriele volevano bene. Ucciso da uno scellerato colpo di pistola esploso da un agente della Polizia stradale, che si chiama Luigi Spaccarotella. Ha trenta due anni ed è padre di famiglia. Dell’assassino si conosce soltanto questo. Né chi sia realmente, né quale volto abbia. Perché per oltre un anno Luigi Spaccarotella ha vissuto all’ombra delle istituzioni. Le stesse di cui fa parte, perché membro della Polizia di Stato. E le stesse, la magistratura, dalle quali è accusato e dovrà essere giudicato. In fondo anche questo è un paradosso. Lo Stato che processa un suo uomo, che ha sbagliato, ma che resta sempre un suo uomo. Forse per questo Luigi Spaccarotella è ancora a piede libero. Per questa strana forma di “patriottismo”, in nome della quale la ragion di Stato deve sempre essere tutelata. Godendo di privilegi assoluti, che ai “comuni mortali” non sarebbero mai concessi. Tra questi la facoltà di non comparire in aula di tribunale, dove è peraltro l’imputato è chiamato a rispondere di un reato tra i più gravi, riconosciuti dal codice penale. Ma questo potrebbe anche essere un dettaglio, considerando che le norme in questione prevedono anche il diritto ad essere processato in contumacia, ossia quindi, senza l’obbligo di presentarsi in aula. Verrebbe se mai da chiedersi perché questa persona di anni trentadue non abbia mai voluto presentarsi fisicamente davanti agli occhi di mamma Daniela o papà Giorgio, i genitori di Gabriele, che per giorni hanno aspettato una visita che non è mai arrivata. O perché abbia soltanto inviato per interposta persona, un messaggio tardivo di scuse soltanto pochi giorni dopo la prima data del processo, il 25 settembre. Qualcosa che a molti è sembrato come un gesto assolutamente funzionale alla sua posizione processuale. Certamente poco rispettoso del dolore di un’intera famiglia, che per colpa di una follia arbitraria ha perso anzitempo una persona cara. Tra questi il fratello di Gabriele, Cristiano, che è soltanto un anno più grande di Luigi Spaccarotella. Nella vita è un avvocato del Foro di Roma, ed oggi, come altre volte nella sua vita, è in prima linea, per adempiere al dovere, che madre natura gli ha prima di tutto assegnato. Quello di difendere il fratello più piccolo. Una difesa strana questa. Perché l’imputato non è Gabriele. E perché lui della sua difesa purtroppo non potrà più beneficiare. Almeno non direttamente. A beneficiarne, se questo può essere un termine corretto, saranno invece coloro che oggi piangono nella memoria di Gabriele. I genitori, i parenti, gli amici cari. E perché no, anche tutti coloro che sebbene non conoscessero direttamente “ Gabbo” hanno voluto almeno una volta, portare i loro omaggi, la loro solidarietà, il loro affetto. Tutti nessuno escluso. Ma soprattutto ad uscire vincitrice da questa storia assurda e tragica, dovrà essere il ricordo di un ragazzo di ventisei anni, che mai dovrà essere sporcato. Quello di un giovane sorridente, che amava vivere in sintonia con le sue passioni. Senza eccessi, come invece qualche idiota ha provato in passato ad insinuare, forse con l’intento di attenuare le responsabilità di chi lo ha ucciso. Cristiano Sandri è nel suo ufficio, alle prese, come tutti i giorni, con la sua vita di avvocato, malgrado tutto. Aspetta la chiamata del Comune di Roma, insieme al quale a giorni verrà inaugurato il Comitato “Gabriele Sandri”. Una struttura di sostegno alla precedente Fondazione, già creata dall’amministrazione precedente. Un altro attestato di solidarietà istituzionale, che conferma quanto di buono è stato detto e scritto su Gabriele. Nel suo nome contro ogni violenza. Lo sguardo di Cristiano è quello di sempre. Pulito ed emozionato allo stesso tempo, con quella tonalità di voce flebile che lo ha sempre contraddistinto. Dietro la quale si cela l’immagine forte dell’avvocato penalista, con quella dignitosa del fratello sofferente.
Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Gennaio 2009 16:51 )
Campidoglio Unanimità sulla intitolazione di una strada a «Gabbo»
Scritto da Claudio
Mercoledì 19 Novembre 2008 13:45
Anche il sindaco Gianni Alemanno ha partecipato alla votazione della mozione per intitolare una strada a Gabriele Sandri. La mozione, approvata all’umanità dal Consiglio comunale, impegna il sindaco e la giunta a intitolare una strada a Gabriele (Gabbo) Sandri, il tifoso rimasto ucciso un anno fa nell’area di servizio di «Badia al pino» nei pressi di Arezzo, da un proiettile esploso dalla pistola d’ordinanza di un agente della Polizia stradale dall’altro lato dell’autostrada. L’iter per l’intitolazione della strada a Sandri è stato avviato nei giorni scorsi. L’intenzione, anche secondo il desiderio dei familiari, è quella di intitolare al ragazzo ucciso una via alla Balduina, il quartiere dove Gabriele è cresciuto. «Potrebbe trattarsi - ha detto il consigliere comunale Federico Guidi (Pdl) - dell’attuale via Parco della Vittoria, che conduce alla scuola elementare Giacomo Leopardi, che Gabriele frequentava, o di una strada all’interno del parco adiacente».
Il consiglio comunale, con la mozione approvata ieri, vuole anche esprimere solidarietà e «vicinanza alla famiglia di Gabriele Sandri - ha detto il consigliere comunale Luca Gramazio (Pdl) - e chiede di fare luce sull’omicidio di Gabriele per rendere onore alla memoria di un ragazzo assassinato». Consenso bipartisan alla mozione firmata dai presidenti del circolo Lazio in Campidoglio, Giulio Pelonzi e del Roma club Campidoglio, Federico Rocca (Pdl). «Questa mozione - hanno detto i due - è importante per la città e per il suo rapporto con le tifoserie. La strada intitolata a Sandri sarà un monito per la città affinché non si ripetano simili atti di violenza». Tra i firmatari della mozione, i consiglieri comunali Marco Visconti (Pdl), Alessandro Cochi (Pdl), Dario Rossin (Pdl), Ugo Cassone (Pdl), Luca Gramazio (Pdl), Federico Guidi (Pdl), Francesco Storace (Pdl), Andrea Alzetta (Sa).
«Il voto unanime espresso dall’Aula Giulio Cesare che ha voluto dedicare una via a Gabriele Sandri dimostra quanto quella tragedia abbia toccato la nostra città», afferma in una nota il delegato alla Sicurezza Samuele Piccolo. «Un voto bipartisan che nasce dalla volontà di fare piena luce sul dramma che ha colpito un anno fa la famiglia Sandri - aggiunge - Mi auguro ora che la magistratura italiana prenda esempio dal Campidoglio che in soli due giorni ha prima proposto e poi votato l’iniziativa e anch’essa, in tempi brevi, faccia definitivamente luce su una vicenda che ha sconvolto la vita di un’onesta famiglia».
Gabriele Sandri, un anno dopo. Cosa è cambiato?
Scritto da Claudio
Lunedì 17 Novembre 2008 14:37
La famiglia chiede ancora giustizia, ma l'udienza preliminare per l'agente che sparò è stata spostata al prossimo anno. Intanto le curve d'Europa si uniscono in un coro unico
E' passato più di un anno dal quell'undici novembre 2007 in cui venne ucciso il tifoso della Lazio Gabriele Sandri nell'area di servizio di Badia al Pino, vicino Arezzo. Precisamente è passato un anno e due giorni. Ma cosa è cambiato in questo frangente di tempo? Poco o nulla. La famiglia e gli amici del giovane supporter biancoceleste ucciso, invocano ancora giustizia per una morte triste, troppo triste. Quel giorno Gabriele fu fulminato sul sedile posteriore di una Renault Megane, probabilmente mentre dormiva, lasciando un magone enorme tra coloro che lo amavano ma anche in tutte le curve italiane e d'Europa, che in tutti questi mesi hanno manifestato il loro punto di vista con striscioni e appelli ripetuti.
Ma purtroppo è troppo, troppo poco per cambiare le cose. Di frequente i provvedimenti presi continuano ad essere a discapito delle tifoserie, condannate a pagare anche se a morire è un ragazzo che definiscono "uno di loro". In realtà, servirebbe il confronto e non repressione a 360 gradi. Servirebbe magari anche che la politica cominciasse a capire che quello degli ultras è un fenomeno sociale, pur se a volte si manifesta in forme violente, sicuramente da stigmatizzare. Un modo di manifestare il proprio disagio da parte di certe fasce di ragazzi, a volte solo una fede viscerale o il rintracciamento di certi valori assenti in una società dominata dal materialismo. Ovviamente tiriamo fuori da questo discorso delinquenti puri e strumentalizzatori politici. Parliamo di ultras, vera mentalità ultras.
Ma tornando all'anniversario della morte di "Gabbo", proprio alcuni esponenti politici hanno assunto posizioni forti rispetto all'elemento più importante della vicenda: la condanna o meno per il poliziotto che sparò uccidendolo, Luigi Spaccarotella. I due deputati del Pdl, Claudio Barbaro e Paola Frassinetti ad esempio, hanno chiesto espressamente al ministro dell’Interno perchè contro Spaccarotella non sia stato preso alcun provvedimento disciplinare di sospensione, nonostante quanto avvenuto. Dopo l'episodio infatti, l'agente non è più tornato alla Polstrada di Battifolle presso cui era in servizio quel maledetto giorno, ma è stato trasferito prima negli uffici della Polfer di Firenze e da pochi giorni nel reparto logistico di Firenze. Parole secche e critiche sono arrivate anche dal capo della polizia Antonio Manganelli, che parlando al centro tecnico di Coverciano della Federcalcio ha definito 'avventato' il gesto del poliziotto commentando: "Non si usa la pistola per sedare una rissa". Perfino il sindaco di Roma Gianni Alemanno si è sbilanciato: "Il tifo non può trasformarsi in qualcosa di tragico - ha rivelato - bisogna mantenere un impegno per questo ragazzo. Anche davanti a una divisa e a un poliziotto". Mentre i consiglieri del Pdl del Comune di Roma, Federico Guidi e Luca Gramazio, hanno avviato l'iter amministrativo per intitolare una via della Capitale a "Gabbo".
Ma dalle parole bisogna passare ai fatti. I tempi della giustizia come sempre si allungano. L’udienza preliminare del processo a Luigi Spaccarotella si terrà infatti a metà gennaio, il 16 precisamente. Saltata il 25 settembre per una mancata notifica ad uno dei difensori, l’avvocato Renzo, peraltro revocato dal poliziotto imputato, che ha deciso di affidarsi all’avvocato fiorentino Federico Bagattini, che affiancherà il confermato Francesco Molino. I difensori con tutta probabilità ribadiranno la richiesta di rito abbreviato condizionato all’audizione incrociata dei periti balistici e a un sopralluogo nell’area di servizio che non aveva potuto essere discussa il 25 settembre, quando proprio l'ormai vecchio legale Renzo, fece saltare tutto eccependo la nullità per un difetto di notifica. Sul processo rimane intanto pure l’incognita del Gup che terrà l’udienza, visto che è probabile il ritorno dell’attuale giudice Simone Salcerini alla sezione civile del Tribunale di Arezzo. Quello che è certo invece, è che serve celerità, efficienza, concretezza. Soprattutto per evitare che si usino due pesi e due misure. Perché se è vero che non sempre gli ultras si comportano in modo "corretto", al tempo stesso è vero che vengono processati e diffidati per molto meno di un colpo di pistola.
Ma non vogliamo assolutamente sostituirci a chi deve giudicare. In questo spazio ci limitiamo a riportare un coro unanime che continua a ricordare un dj che amava la vita e la sua passione: la Lazio. Un'onda che va da internet, sulle strade con la fiaccolata organizzata in sua memoria, nel libro '11 novembre 2007. L'uccisione di Gabriele Sandri. Una giornata buia della Repubblica', che ha venduto più di diecimila copie nel primo mese di vendita (pubblicato a settembre). Un'onda che trascina tutti quelli che per un momento, in questo anno, si sono sentiti anche solo per un istante Gabriele Sandri e hanno avvertito l'esigenza di gridare forte e chiedere perché? Rispondendosi 'non mollare', fallo per l'onore di Gabriele.
Duemila fiaccole per Gabriele: «Sarai sempre il nostro Gabbo»
Scritto da Claudio
Mercoledì 12 Novembre 2008 17:52
Una giornata d’amore in nome di Gabriele. E per la famiglia di questo ragazzo, papà Giorgio, mamma Daniela e suo fratello Cristiano, che sul sagrato e all’interno della chiesa di San Pio X alla Balduina, il quartiere dove è nato e cresciuto Gabbo, si abbracciano, piangono e soffrono. Tanto. Perché ancora non si danno pace per quanto è successo un anno fa. Già, è passato un anno dal suo omicidio, ma la furia e la rabbia che c’era tra la gente per quel «tragico e maledetto» 11 novembre del 2007, ieri è stata spazzata via dal dolore e dall’amore che oltre 2000 persone presenti alla fiaccolata e alla messa in suffraggio, hanno riversato nei confronti dei Sandri. «E’ stato un anno pesante, ma noi siamo ancora tutti quanti qui ad aspettare la verità e a chiedere giustizia», ha detto con tono accorato don Paolo Tammi, il parrocco di San Pio X. La sua è stata una predica semplice e chiara, dove ha ricordato tutta la gente che è stata vicina alla famiglia di Gabriele in questo anno, dove ogni 11 del mese amici e non ricordavano il ragazzo deejay che tanto «amava vivere e fare del bene al prossimo». Ma Don Paolo ha anche aggiunto che non è giusto che venga chiesta «vendetta», tanto meno «pregare contro qualcuno, ma solo per qualcuno». E il riferimento era, ovviamente, all’agente Luigi Spaccarotella che «va perdonato perché anche lui starà soffrendo per quello che ha fatto». Parole coraggiose, e da lui stesso definite «impopolari». «Vi prego non si continui a dire che Gabriele è un’atroce vittima del calcio perché non è così e non lo è mai stato. Tutti sappiamo benissimo cosa è successo quel giorno», la supplica del parroco. In chiesa c’erano persone d’ogni età. Tanti, ma davvero tanti papà che abbracciavano forte e tenevano stretti i loro figli. Mischiati tra la folla, c’erano anche tre giocatori della Lazio come Lorenzo De Silvestri, amico stretto di Gabbo, Fabio Firmani e Tommaso Berni. Tutti commossi e pronti a lasciarsi andare con sfoghi di pianto e altro, soprattutto quando a parlare è stato Cristiano Sandri, il fratello di Gabriele che tra qualche settimana si sposerà in quella chiesa e, per ammissione del parrocco, sarebbe anche in attesa di un figlio. «Quante parole dovrei spendere, quante risate da raccontare e momenti trascorsi uno accanto a l'altro - ha detto Cristiano - Ma io non devo ricordati perché tu Gabriele non mi hai lasciato, non hai lasciato mamma che ti aspetta ogni notte di ritorno da una serata, non hai lasciato papà che ti aspetta al negozio tutte le mattine, non prima di mezzogiorno, non hai lasciato i tuoi amici. Sarò sempre fiero di te». Poco prima della messa, intorno alle 18 è iniziata la fiaccolata, con candele benedette e angeli di cartone. Sul sagrato della chiesa c’era tanta gente e tanto silenzio. Sono state lette alcune poesie e lettere che ha ricevuto la famiglia Sandri. Toccante quella della mamma di Lorenzo, un compagno di liceo di Gabriele che ogni volta che guarda la foto dei due ragazzi si commuove. Oppure quella letta da Claudia, il suo primo amore. La giornata d’amore era iniziata alle 7.30 della mattina al Bambino Gesù con il gruppo donatori volontari Gabriele che hanno ricevuto tante adesioni con persone che hanno donato il sangue in nome di Gabbo.
di DANIELE MAGLIOCCHETTI
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 19 Gennaio 2009 12:53 )
Lo Stato ha voltato le spalle alla famiglia Sandri
Scritto da Claudio
Mercoledì 12 Novembre 2008 17:41
Il tempo è una convenzione. Un anno, dodici mesi, settimane, giorni. Uno dopo l’altro fino ad arrivare ad oggi. Questo è un giorno per non dimenticare un ragazzo che non c’è più, ucciso da un proiettile esploso da una pistola d’ordinanza. Questo è il giorno in cui il resto del mondo deve ricordare, deve pensare a quel che è successo. Perché i suoi cari lo hanno presente ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ma a chi vive altre vite resta di celebrarlo negli anniversari. E questo è il primo. Un anno fa, Gabriele Sandri veniva assassinato da un colpo sparato da un agente di polizia , Luigi Spaccarotella. Un ragazzo, un poliziotto. Una catenina spezzata, una pistola. E non c’è posto per il termine giustizia. Quel che resta di quelle ore, a chi le ha vissute attraverso i media, è un susseguirsi di notizie e smentite, di silenzi, di dichiarazioni arroganti. E poi la rabbia nelle strade di Roma. Quel che è accaduto dopo è un film già visto. In questo Paese, sempre più simile ad una di quelle democrazie latinoamericane in cui il potere e la ragione stanno sulle canne delle pistole, il solo fatto di vestire una divisa rappresenta una garanzia. Sparare contro un’auto in movimento che si trova al di là della carreggiata di un’autostrada, senza essere stati bersaglio di alcun malvivente armato, senza essere nemmeno lontanamente sotto minaccia di un pericolo incombente, in un Paese normale sarebbe considerato un gesto insano. Non nel nostro. Qui è immediata la levata di scudi della politica a favore dei tutori dell’ordine e, soprattutto, scende inesorabile una fitta nebbia ad avvolgere la realtà dei fatti. Si mette in moto la macchina delle mistificazioni, si crea un muro di protezione attorno al colpevole. La casta si auto protegge tutelando ad ogni costo un suo membro. Così tutto sembra restare immobile: la legge come il dolore. In un anno nulla si è mosso se non l’assassino, lasciato a piede libero a continuare il suo lavoro di tutore dell’ordine, fisicamente spostato da un incarico all’altro per “motivi di sicurezza”. L’unico ad aver ricevuto dei riguardi in questa storia. L’unico ad essere protetto, tutelato, aiutato dalle istituzioni. Dall’altra parte una famiglia la cui compostezza toglie il fiato. Con una voglia di verità forte, determinata, mai polemica o violenta, nemmeno verbalmente. Ma anche la famiglia Sandri è protetta, non certo dallo Stato – che le ha voltato le spalle nel modo peggiore, portandole via una parte di sé. A difenderla sono tutti coloro che le sono vicini, che non hanno dimenticato, che vogliono giustizia per Gabriele. Alessia Lai
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 17 Novembre 2008 14:00 )
Gabriele Sandri, Manganelli: mi assumo la reponsabilità, sarà fatta giustizia
Scritto da Claudio
Mercoledì 12 Novembre 2008 15:46
Un anno dalla morte del tifoso laziale. Interrogazione Pdl a Maroni: «Perché Spaccarotella non è stato sospeso?»
ROMA (11 novembre) - Un anno fa una pallottola attraversava due carreggiate d'autostrada e uccideva Gabriele Sandri. Un anno fa, la mattina di domenica 11 novembre 2007, l'agente Luigi Spaccarotella sparava uccidendo un tifoso della Lazio che andava a Milano per la partita con l'Inter. Area di servizio di Badia al Pino, vicino Arezzo. Cronaca nera e pallone, ennesimo aggiornamento del binomio.
365 giorni dopo c'è la nebbia, in autostrada. E dentro, invisibile, la verità. La pistola puntata per colpire l'auto in fuga dopo una rissa in autogrill con gli juventini, come dicono i testimoni, oppure uno sparo inciampando, con il proiettile deviato fatalmente verso la giovane vita di «Gabbo», la tesi della difesa. Due ipotesi, la rabbia, le implicazioni del tifo violento, le immancabili polemiche.
È ancora tutto fermo, dopo la prima udienza preliminare dichiarata nulla e il dibattimento in stand-by fino al 16 gennaio 2009. Un anno dopo è il giorno del ricordo, ma anche delle parole. Questa sera a Roma, alle 18, sul sacrato della chiesa San Pio X di piazza della Balduina una fiaccalota per ricordare Gabriele, e alle ore 19:00 il parroco celebrerà la messa. Interrogazione Pdl.
In un'interrogazione alla Camera i deputati Pdl Claudio Barbaro e Paola Frassinetti chiedono al ministro Maroni perché l'agente Spaccarotella non è stato sospeso dal servizio. Si vuol sapere «quali siano le ragioni - si legge nell'interrogazione - che hanno indotto il Dipartimento di pubblica sicurezza a non assumere alcuna iniziativa disciplinare», insomma come mai, si chiede Barbaro, «non sia stato sospeso dal servizio, un provvedimento che poteva essere preso parallelamente al processo giudiziario».
Manganelli.
Ha preso di nuovo posizione anche il capo della polizia Antonio Manganelli: «Davanti all' uso della pistola per sedare una rissa non si può non parlare di avventatezza. Dissi che mi assumevo la responsabilità di questa morte e lo confermo oggi. Da parte nostra c'è stata piena collaborazione per fare chiarezza in tempi ragionevolmente brevi siamo arrivati al rinvio a giudizio. Confidiamo di arrivare ad una assoluta verità da parte della magistratura». Il capo della polizia ha rivolto un pensiero alla famiglia Sandri. «Ci siamo incontrati più volte, ho raccolto la disperazione di una famiglia che ha perso un ragazzo per bene, morto per una tragedia che la magistratura riuscirà a definire fino in fondo». Manganelli ha poi aggiunto: «A noi istituzioni spetta valutare disciplinarmente il comportamento dell' agente, però tengo a precisare, visto che si è parlato di lungaggini, che noi dobbiamo seguire la legge che prevede che un procedimento disciplinare può essere attivato solo dopo un procedimento penale determinato».
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 12 Novembre 2008 15:56 )
V-ICTORY
Scritto da Claudio
Mercoledì 12 Novembre 2008 14:56
GABRIELE SANDRI UNA MORTE ASSURDA
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 12 Novembre 2008 15:45 )
Nuova Udienza
Scritto da Claudio
Venerdì 07 Novembre 2008 12:47
Decisa la data per la nuova udienza preliminare (la prima era stata annullata) per l'omicidio di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso da un colpo di pistola all'autogrill di Badia del Pino (Arezzo) nel novembre 2007: sarà il prossimo 16 gennaio. L'agente che ha sparato - accusato di omicidio volontario - è intanto stato trasferito d'ufficio.
Dunque, è in programma il 16 gennaio 2009 l'udienza preliminare per l'omicidio di Gabriele Sandri, il tifoso ucciso l'11 novembre 2007 all'autogrill di Badia al Pino, dove si era fermato con altri tifosi mentre si recava a vedere una partita della Lazio.
Un'udienza preliminare si era già svolta lo scorso 25 settembre, ma era stata annullata perchè il giudice accolse un'eccezione della difesa, secondo cui a uno dei due legali dell'agente accusato di omicidio non era stato notificato l'avviso di chiusura delle indagini.
Imputato per la morte del giovane tifoso è l'agente Luigi Spaccarotella, che è accusato di omicidio volontario. La nuova udienza preliminare si terrà dunque il prossimo 16 gennaio.
Intanto, il Giornale della Toscana rivela oggi del nuovo trasferimento di ufficio per Luigi Spaccarotella: lo spostamento, disposto dal ministero, sarebbe da attribuire a "motivi di sicurezza".
Non lo so come la pensiate voi sulla vicenda Sandri. Quello che so io è che un tizio in divisa ha fatto fuori un ragazzo e che se le parti erano invertite - cioè se un ragazzo faceva fuori un tizio in divisa - adesso il ragazzo stava già dentro, come ha dimostrato il caso Speziale, per l’omicidio Raciti, il cui processo si è aperto ufficialmente giusto il 30 settembre. (Speziale molto probabilmente non ha fatto fuori nessuno, beninteso, ma quando si parla di contese legate al tifo e ai tifosi la giustizia italiana funziona con la velocità di un lampo, quindi con tutti i pro e i contro che tale irruenza comporta, per esempio gli errori e le sviste, chiamiamoli così, dai, oggi mi sento proprio buono: errori, sviste. Perciò, intanto, nel dubbio, per fare presto, due anni fa hanno preso e messo dentro questo ragazzo, allora addirittura minorenne per un crimine le cui responsabilità sono ancora tutte da dimostrare. Checché ne dicano i Serra, Crosetti e pennivendoli simili, tizi del tutto incapaci di non avere una visione dell’esistenza parossisticamente manichea, checché ne dicano loro, in Italia, di fatto, l’unica categoria di persone che paga PUNTUALMENTE e con tempestività i propri errori, presunti o tali, questa categoria è quella dei tifosi. Altro che isola felice. I tifosi pagano sempre e, spesso e volentieri, in qualità di capri espiatori. Un giornalista imbellettato col foulard bianco e l’attico al Palatino è sicuramente la persona migliore, e più indicata, per tirare fuori giudizi sommari sul bene e sul male. Vero?)
Non so come la pensiate voi, dicevo, a proposito della vicenda Sandri. Di certo c’è che Gabriele è morto e via dicendo. Di certo c’è una verità che fa più male ancora della morte e questa è la considerazione che il perpetratore di tale assassinio è ormai un anno che continua a fare il suo lavoro, quello di tutore dell’ordine, protetto dalla stampa, dal governo, dai colleghi: dell’agente Spaccarotella s’è saputo il nome solo a fatica e non se ne conoscono tuttora le fattezze. “E’ minacciato”, dice la difesa, “Ha paura”, aggiunge ancora: io mi sono sentito in dovere di presentarmi sempre in aula per un processo che mi pende sul capo a proposito di una banale questione di diffamazione e un individuo, che è stato vestito della divisa dallo Stato Italiano, e poi armato, accusato di omicidio, forse volontario, non trova niente di meglio da fare, ancora una volta, che puntare il dito indice, per fortuna questa volta senza alcun grilletto sotto, verso la gente, verso i ragazzi, verso di NOI, perché secondo lui, secondo la difesa, lo stiamo minacciando. Ci risiamo. Lui fa fuori un ragazzo, un giovane che grondava vita e passioni, e dovremmo essere NOI a vergognarci. Noi a fare un passo indietro. NOI a sentirci rimproverati. Ci risiamo. Un’altra volta. I preti sono pedofili ma siamo NOI i peccatori. Non è rimasto un solo politico pulito ma siamo NOI quelli che devono pagare le tasse. I potenti fanno levitare il prezzo del petrolio e siamo NOI che dobbiamo pagare i loro pieni di benzina. Beppe Grillo vuole sostituirsi al nostro cervello, ma è a NOI che chiede i soldi per le sue attività di santone indiano del cazzo. Ci risiamo. E ci piace, evidentemente. Ce lo facciamo fare. Ci pieghiamo con convinzione: dalle parti mie ci si bacia, prima di infilarselo nel culo, diceva Michael Douglas in “Black Rain” di Ridley Scott. Noi manco più quello. Ci abbassiamo direttamente i pantaloni e, zing, ce lo facciamo infilare nel culo dallo Stato, dai telegiornali, dagli articoli che si preoccupano più che altro di stigmatizzare la presenza degli “scorbutici” tifosi della Lazio fuori del Tribunale. Come fatto notare già da Giornalettismo, qualche giorno fa, di recente “Panorama” se n’è venuto fuori con questa Grande Inchiesta Rivelatrice, secondo la quale le tracce del proiettile esploso da Spaccarotella erano riscontrabili su una rete metallica divisoria presente prima dell’autogrill scenario della tragedia. Pagine e pagine firmate e controfirmate da “Panorama” per sollevare il dubbio che effettivamente il proiettile potesse essere stato deviato verso la gola di Gabriele. (Teoria e Tecnica della Deviazione del Proiettile: ne fu fatta una grande dimostrazione pubblica a Genova, un caldo luglio di sette anni fa) Peccato che quella rete metallica fosse stata messa lì solo alcuni mesi DOPO l’omicidio di Sandri e che le tracce riscontrate fossero perfettamente compatibili con i materiali utilizzati per la lavorazione della rete stessa. Ci risiamo. E va bene così. Leggiamo questa merda sui giornali e annuiamo dietro i nostri cappuccini col cuoricino di panna disegnato.
Ultimo aggiornamento ( Domenica 05 Ottobre 2008 18:55 )
Omicidio Sandri – Rinviato il processo a Spaccarotella
per un vizio procedurale.
Se ne riparlerà fra un paio di mesi
di Tommaso Della Longa
Arezzo - E’ bastato un vizio procedurale per annullare tutto quanto. L’udienza preliminare del processo contro Luigi Spaccarotella, l’agente di polizia che ha sparato e ucciso dieci mesi fa il giovane dj romano Gabriele Sandri, è stata annullata e rinviata. La famiglia Sandri, gli amici di Gabriele e l’Italia intera dovranno così aspettare ancora per veder iniziare quel percorso di giustizia tanto aspettato. Il giudice dell’udienza preliminare ha accolto l’eccezione avanzata da uno dei legali di Spaccarotella, l’avvocato Giampiero Renzo, a cui non sarebbe stato trasmetto l’atto di chiusura dell’indagine preliminare. Secondo l’avvocato l’avviso sarebbe stato mandato a un fax sbagliato, ma il Gup ha fatto anche sapere che trasmetterà tutti i dati al Consiglio nazionale forense per chiarire questa situazione: parrebbe infatti che proprio Renzo avesse fornito all’inizio due numeri di fax. Così il processo tanto atteso da quella domenica dove fu ucciso Gabriele Sandri subirà un altro stop. “Non ci aspettavamo il rinvio – ha spiegato il legale della famiglia di Gabbo, Michele Monaco – comunque il Gup ha fatto bene ad accogliere l’eccezione, altrimenti rischiavamo di veder travolgere il processo e la Cassazione avrebbe potuto annullarlo”. Certo è che i tempi della giustizia italiana non aiutano: per rimandare l’avviso all’avvocato Renzo ci vorranno praticamente due mesi. Ciò vuol dire che la nuova udienza preliminare si terrà prima di Natale. Prima dell’annullamento, gli avvocati dell’agente di polizia avevano spiegato di voler chiedere il rito abbreviato condizionato a una perizia di parte che avesse verificato la posizione dei testimoni. Una posizione già annunciata negli ultimi giorni. Evidentemente il legale di Spaccarotella, anche se non ha visto il fax, sapeva bene che oggi ci sarebbe stato un processo. Intanto la famiglia Sandri, con l’usuale forza e compostezza, ha accettato la decisione del gup. “Non cambia nulla – ha detto il fratello di Gabriele uscendo dal tribunale - stringeremo i denti fino alla prossima volta e fino all’ultimo grado di giudizio. Gli atti sono limpidi e noi attendiamo fiduciosi. Ci aspettiamo una giustizia giusta, dovuta a Gabriele, anche se nessuna sentenza ce lo riporterà mai indietro”. Resta da chiedersi come sia possibile che ci vogliano sessanta giorni per mandare un nuovo fax. O anche, a chi giovi un’ennesima perdita di tempo. Forse qualcuno spera che questa storia venga dimenticata. Ma non hanno fatto i conti con la famiglia Sandri in primis. E subito dopo con gli amici di Gabriele, i tifosi e le migliaia di persone che in tutta Italia chiedono a gran voce giustizia. Arrivando ieri mattina ad Arezzo erano già visibili sui cavalcavia alcuni striscioni dei tifosi aretini per Gabriele. Davanti al tribunale della città toscana gli amici di Gabbo e della famiglia Sandri hanno aperto due striscioni che recitavano: “Giustizia per Gabriele” e “E’ ora che sia fatta giustizia per Gabriele”. Ovviamente l’atmosfera non è stata quella inventata fantasiosamente da alcuni giornali toscani: nessun assedio degli ultras è andato in scena ad Arezzo. I tifosi e gli amici di Gabriele arrivati da Roma sono rimasti in silenzio e hanno aspettato le decisioni che venivano prese all’interno dell’aula. Magari invece a qualcuno avrebbe fatto comodo un po’ di tensione e violenza. Ma il clima creato ad arte è stato decisamente smontato da chi voleva solo testimoniare la propria vicinanza alla famiglia Sandri, ribadendo che nessuno dimenticherà mai Gabriele. Anche a Badia al Pino, l’area di servizio dove è stato colpito il giovane dj romano, qualcuno ha cercato di cancellare questa storia, facendo sparire i biglietti, le sciarpe, i fiori, le scritte che migliaia di persone hanno lasciato in ricordo di Gabbo. Da ieri mattina, sciarpe della Lazio e della Roma, fiori e adesivi son tornati. Ma tanto non basta toglierli o raccontare qualche menzogna per dimenticare Gabbo: da quell’11 novembre 2007 sono tanti quegli italiani che possono dire “siamo tutti Gabriele Sandri”.
La tesi difensiva di Spaccarotella parla di un colpo sparato in aria e di un altro partito per sbaglio mentre l’agente correva. E anche di una deviazione. Il poliziotto che oggi qualcuno vuole dipingere come una vittima “minacciata che ha paura a uscir di casa”, però ha su di sé la responsabilità immensa di aver sparato uccidendo un ragazzo senza un motivo. Forse però solo fermandosi a Badia al Pino, direzione Roma, si può veramente capire la gravità del gesto. Da dove Spaccarotella ha sparato si vedono le macchine della carreggiata opposta solo dal finestrino in su. Nessuna intenzione di mirare alle ruote quindi. E poi la pazzia di sparare con in mezzo sei corsie di un’autostrada. Altro che deviazione della rete metallica. Le testimonianze concordano sul fatto che il poliziotto ha mirato e esploso il colpo a braccia tese, parallele, all’altezza della macchina. Se l’avesse fatto un normale cittadino, sarebbe finito in carcere in poche ore. L’agente Spaccarotella, invece, è libero, porta un distintivo e una pistola. E questa sarebbe la giustizia uguale per tutti?
Rinascita – 26 settembre 2008
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 26 Settembre 2008 09:55 )
COMUNICATO STAMPA
Scritto da Claudio
Giovedì 25 Settembre 2008 19:46
Cristiano Sandri a Inedita: “Atti del processo trasmessi
all'Ordine per valutare profilo disciplinare avvocato della difesa”
“Discorso sulle minacce a Spaccarotella? Stucchevole”
“Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. La Procura di Arezzo non è colpevole nel momento in cui gli vengono forniti due numeri di fax e alcuni atti vengono ricevuti e altri no”, queste le parole di Cristiano Sandri all'agenzia di stampa Inedita a proposito del vizio di forma che ha fatto annullare questa mattina l'udienza preliminare del processo contro l'agente di polizia Luigi Spaccarotella, imputato per omicidio volontario. “Proprio per questo – continua il fratello di Gabriele - il gup nell'accogliere l'eccezione della difesa dello Spaccarotella ha anche disposto la trasmissione degli atti al Consiglio dell'ordine degli avvocati di Prato (è il foro competente dell'avvocato Renzo ndr) per valutare se c'è qualche profilo disciplinare nella condotta del legale”.
Il fratello del giovane dj romano ucciso l'11 novembre 2007 nell'area di servizio Badia al Pino sull'autostrada A1 da una pallottola sparata dall'agente Spaccarotella torna anche sulle minacce al poliziotto di cui ha parlato oggi ad Arezzo l'avvocato Renzo: “E' diventato stucchevole – spiega Cristiano Sandri - questo discorso sulle minacce a Spaccarotella visto che è circa un anno, dal 12 novembre scorso, che l'avvocato Renzo lo va ripetendo. Ormai sembra quasi una filastrocca in cui il legale di Spaccarotella usa sempre la parola “ultras” visto che oggi è diventata sinonimo di malviventi e così pensa di poterla usare per far pensare a ogni tipo di nefandezza”.
“Altro che ultras – continua sarcasticamente Cristiano Sandri - forse Renzo si riferisce ai servizi segreti visto che nessuno riesce a rintracciarlo, nemmeno gli ufficiali giudiziari che non sono riusciti a notificargli l'avviso della fissazione dell'udienza preliminare”.
“Si commentano da sole – conclude il fratello di Gabbo - le paure che l'avvocato Renzo fa derivare dalle scritte sui muri di Roma contro Spaccarotella: forse il legale pensava che dovessero apparire scritte a favore del suo assistito? Stiamo rasentando il patetico: è evidente che non sanno più che pesci prendere. Noi, intanto, continuiamo ad avere fiducia in una giustizia celere”.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 25 Settembre 2008 20:27 )
ALCUNI MEDIA PREPARANO UN CLIMA D'ODIO PER FAVORIRE SPACCAROTELLA?
Scritto da Claudio
Mercoledì 24 Settembre 2008 13:08
di Tommaso Della Longa
Il libro sull'omicidio di Gabriele Sandri serve, per dirlo con le parole dell'autore Maurizio Martucci, a “ricollocare al posto giusto l'informazione che dopo quell'11 novembre è stata carente, deficitaria e con grandi omissioni”. Se fosse stata necessaria una verifica, i quotidiani toscani di ieri hanno confermato in pieno la teoria. “Sandri, tribunale in stato d'assedio”. “Previste misure per evitare il pericolo degli ultras e per reggere l'assedio mediatico che potrebbe riguardare ancora la storia”. Bastano questi titoli per capire il tono degli articoli. Parole pericolose, che forse però vengono usate con maestria per creare l'atmosfera, gettare benzina sul fuoco, quasi che ci fosse bisogno di un po' di violenza e tensione per giustificare l'interesse per il processo che vede come imputato per omicidio volontario l'agente della polizia stradale Luigi Spaccarotella. E ancora, parole sbagliate che rimandano alla solita equazione che accosta la morte del giovane dj romano alla lista di quelli che sono stati uccisi nel mondo del calcio. Evidentemente bisogna proprio ribadirlo: la morte di Gabriele non c'entra nulla con gli stadi e la violenza nelle curve. “Siamo tutti Gabriele Sandri” recita la spilletta presentata con il libro dalla famiglia di Gabbo. Su quell'autostrada, in quella maledetta domenica, ci poteva essere ognuno di noi. Anche quei giornalisti che ora puntano il dito e urlano “all'assedio” e al “clima di guerriglia” in vista del processo ad Arezzo. Forse però c'è un interesse a pilotare l'opinione pubblica. A infondere il terrore nel normale cittadino aretino che giovedì si aspetterà il finimondo. A raccontare bugie su un caso di omicidio volontario. A far dimenticare che l'imputato per omicidio volontario è un poliziotto. E magari anche a distorcere la realtà come quando, il quotidiano di via Solferino, qualche giorno fa ha scritto che “Gabriele era morto durante una sparatoria in autogrill”. Evidentemente in Italia si può attaccare tutto e tutti, ma non l'operato delle forze dell'ordine. Sarebbe stato molto più semplice, quell'11 novembre del 2007, prendersi le proprie responsabilità davanti a un caso di omicidio che nel giro di un'ora già era risolto. Le Istituzioni hanno fatto tutto il contrario. Peccato che anche i mass media non si siano comportati meglio. E non stupiamoci se nelle strade, nelle curve e nelle piazze cresce l'ostilità contro forze dell'ordine e giornalisti. Un'informazione corretta avrebbe dovuto raccontare i fatti, il processo, la storia di un ragazzo ucciso senza un motivo in mezzo all'autostrada. Forse però sono meglio le curve infuocate e pericolose: fanno vendere di più e fanno dimenticare i soprusi e le zone d'ombra dei servitori dello stato.
Rinascita – 24 settembre 2008
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 25 Settembre 2008 14:14 )
Esce il libro-verità su Gabriele. Ed il cartello delle sciarpe non c'è più.
Scritto da Claudio
Lunedì 22 Settembre 2008 22:35
Esce oggi il libro-verità del giornalista Martucci sull'uccisione di Gabriele Sandri.
Il titolo è emblematico: "11 novembre 2007 - Una giornata buia della Repubblica".
Nel frattempo, all'Autogrill della morte, hanno rimosso il cartello delle sciarpe.
AREZZO - E' stato presentato alle 14,30 di oggi il libro del giornalista Maurizio Martucci sull'uccisione di Gabriele Sandri all'Autogrill di Badia al Pino, avvenuta l'11 novembre dello scorso anno. I fatti li conosciamo tutti: quella domenica mattina il dj Sandri, grande tifoso della Lazio, sta raggiungendo la propria squadra in trasferta quando, fermo nel parcheggio dell'Autogrill, viene colpito dallo sparo del poliziotto Luigi Spaccarotella, della Polizia di Battifolle. Il processo è tuttora in corso, Spaccarotella è stato trasferito alla Stazione di Santa Maria Novella di Firenze. E Gabbo non ha potuto vedere il primato della Lazio in questo campionato.
Il libro di Martucci è una denuncia. Mette in risalto le dichiarazioni contrastanti e confuse del poliziotto. Sottolinea l'assenza di risse fra tifosi nell'Autogrill della morte. Denuncia, ed è una denuncia pesantissima, l'oscurantismo dei media che si sono trincerati, spesso in modo ridicolo, dietro una versione ufficiale che non poteva stare in piedi. Sul caso Sandri ancora non è stata appurata la verità vera: questo libro può aiutarci nel farlo.
Nel frattempo, all'Autogrill di Badia al Pino, è sparito il famoso cartello che indicava la direzione per Firenze. Era stato coperto dalle sciarpe e dagli omaggi dei tifosi di tutta Italia. Quando la società Autostrade decise di rimuovere tutte le sciarpe, si spiegò il gesto nella necessità di rendere lineare la circolazione stradale; la nostra testata denunciò il fatto con molta sincerità. Adesso quel cartello non c'è più, la corretta indicazione stradale è andata a farsi benedire. E allora, qual era la vera motivazione?
Testo: Alessandro Veltroni
Ultimo aggiornamento ( Martedì 23 Settembre 2008 09:32 )
Tribunale in stato di assedio "La Nazione"
Scritto da Claudio
Lunedì 22 Settembre 2008 21:51
Arezzo
Sandri, tribunale in stato di assedio
Udienza Spaccarotella alla 'Vela'.
E' passato quasi un anno dalla domenica nera dell'11 novembre in cui un poliziotto sparò colpendo il giovane tifoso del Lazio. Giovedì 25 settembre dal gip Simone Salcerini si terrà la fase preliminare che potrebbe diventare quella della sentenza. Previste misure straordinarie per evitare il pericolo degli ultras e per reggere l'assedio mediatico che potrebbe riguardare ancora la storia.
Arezzo, 22 settembre 2008.
Il clima sarà quello delle giornate più tese che il palazzo di giustizia del 'Garbasso' abbia vissuto nell’anno e mezzo trascorso da quando è stato inaugurato.
Come per Variantopoli, come per il processo in cui il clan Iaiunese è accusato di associazione camorrista. L’aula, infatti, sarà proprio quella dei due grandi casi degli ultimi dodici mesi, la corte d’assise nell’edificio della 'Vela', l’unico costruito ex novo su progetto dell’architetto Manfredi Nicoletti, l’atmosfera da stato d’assedio, come è inevitabile che sia per una storia che ha scosso l’Italia, l’uccisione del giovane tifoso laziale Gabriele Sandri per il quale giovedì si presenta dinanzi al Gip l’ex poliziotto della Stradale (ora è alla Polfer di Firenze) Luigi Spaccarotella. Con un’accusa di quelle che fanno tremare le vene e i polsi, omicidio volontario, sotto il profilo del dolo eventuale. Come a dire che l’agente, protagonista del giallo dipanatosi la mattina di domenica 11 novembre 2007 fra le aree di servizio di Badia al Pino est e ovest, rischia davvero grosso, da 9 a 21 anni di carcere in caso di condanna. Ma questo è ancora il futuribile, visto che di sicuro giovedì non si arriverà a sentenza.
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 24 Settembre 2008 13:25 )
Dedicata a Gabriele Sandri la piazza davanti al Black sun
Scritto da Claudio
Giovedì 17 Luglio 2008 14:06
PORTOROTONDO - Difficile che un fatto di cronaca trovi spazio nella toponomastica di un luogo di villeggiatura. Ma le cose cambiano se si tratta di Gabriele Sandri, un giovane che con la sua musica ha fatto divertire migliaia di ragazzi a Porto Rotondo. E che una mattina di novembre, mentre andava a seguire la sua Lazio, è stato ucciso dallo sparo di un poliziotto in un autogrill ad Arezzo.
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 08 Agosto 2008 06:40 )
Tortura, maltrattamenti e responsabilità delle forze di polizia - Anche la XV legislatura ha lasciato immutate le lacune relative all'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura (CAT): l'Italia resta priva di uno specifico reato di tortura nel codice penale e da più parti sono state autorevolmente segnalate le ricadute di questo inadeguato quadro legale sulla possibilità che le forze di polizia rispondano effettivamente del proprio operato.
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 08 Agosto 2008 07:52 )
Hanno tolto tutte le sciarpe all'autogrill maledetto di Badia al Pino; hanno riverniciato il cordolo per cancellare le scritte; hanno coperto di vernice gli adesivi delle tifoserie. E' l'ultima ingiustizia perpetrata nei confronti del tifoso laziale, tragicamente scomparso la mattina dell'11 novembre. Quel tempio profano adesso non esiste più.
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 08 Agosto 2008 07:34 )
Sandri, la superteste giapponese: il racconto della testimone dell'omicidio del tifoso laziale, ucciso sulla A1 "Puntò la pistola verso quell'auto. La teneva con entrambe le mani. Poi sparò" L'agente mirò per 10 secondi"
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 08 Agosto 2008 07:36 )